baccanali
Il Trionfo di Bacco, di Marten van Heemskerck, XVI secolo

I Baccanali nella Roma repubblicana: riassunto di Storia schematico e completo per conoscere e memorizzare rapidamente.

Dalla metà del II secolo a.C. i contatti con la Grecia e il diffondersi della cultura ellenistica cominciarono a mettere in discussione i valori tradizionali romani. Nello stesso tempo iniziava l’introduzione di culti orientali, come quello della Grande Madre Cibele (nel 205 a.C. il suo simulacro fu trasportato a Roma e sul Palatino si costruì un tempio).

Alcune cerimonie legate a questi culti si svolgevano di notte e prevedevano danze e riti di tipo orgiastico. Per questo i conservatori romani, legati alla severa morale del mos maiorum, li disprezzavano e li contrastavano, ritenendoli soprattutto pericolosi per l’ordine pubblico.

Celebre da questo punto di vista è l’episodio della repressione dei Baccanali, i riti orgiastici dei seguaci di Bacco, il greco Dioniso.

Della repressione dei Baccanali ce ne riferisce, con ampiezza di particolari, lo storico Tito Livio (capitoli 8-28 del XXXIX Libro delle Storie). Il culto dei Baccanali, importato dalla Grecia, si era rapidamente diffuso e veniva ritenuto una grave minaccia per la sicurezza dello Stato, perché si diceva che i membri della setta segreta tenessero comportamenti violenti e osceni. Il senato tentò inizialmente di “romanizzare” le cerimonie vietandone gli aspetti orgiastici, ma senza successo. E allora, il 7 ottobre del 186 a.C., il senato emanò un decreto (una copia del quale, fatto incidere dal pretore in carica su una tavola di bronzo, è stata ritrovata nel 1640 a Tiriolo, in provincia di Catanzaro e ora conservata nel Museo di Vienna) che va sotto il nome di senatus consultum de Bacchanalibus.

Il decreto deliberava la soppressione delle celebrazioni inerenti al culto dei Baccanali. Se ne prevedeva la celebrazione solo in qualche caso speciale, previa autorizzazione del senato e a condizione che non partecipassero più di cinque persone per volta, due uomini e tre donne. Venne istituito un tribunale speciale che condannò oltre settemila persone al carcere o a morte, con l’accusa di tenere comportamenti immorali e di complottare contro lo Stato. Per la severità con cui si provvide i Baccanali non riapparvero mai più in Roma.

Questo drastico intervento, in realtà, va letto come un episodio della lunga lotta in corso a Roma tra il partito degli Scipioni, aperto all’influsso culturale greco, e il partito dei conservatori, capeggiato da Catone il Censore, ostile alle influenze ellenizzanti.

Anche se non c’era un diretto rapporto tra il circolo degli Scipioni e i riti del culto dei Baccanali, questi furono strumentalizzati politicamente per mostrare all’opinione pubblica che l’integrità del mos maiorum rischiava di essere scardinata da un culto greco immorale e pericoloso per il bene pubblico; questo imponeva dunque un atteggiamento di “tolleranza zero” nei confronti del mondo ellenico e dei suoi fautori.