Le razze umane esistono?
Le razze umane esistono?

Esistono le razze umane? La biologia risponde No! Tema di Italiano svolto

Esistono le razze umane? La biologia risponde di no. Le razze umane non esistono.

Tutti gli esseri umani condividono oltre il 99% del DNA. All’interno della specie Homo sapiens, cui apparteniamo, gli individui variano fra loro per un gran numero di caratteri secondari (il colore della pelle, la conformazione fisica, il colore degli occhi o dei capelli), cioè per differenze che sono dovute in gran parte all’adattamento dell’ambiente, non a ragioni genetiche. La pelle nera, ad esempio, non è un carattere che distingue una specie dall’altra, ma semplicemente un elemento che impedisce la sintesi naturale della vitamina D.

Nell’Europa dell’Ottocento la biologia elaborò la teoria che esistessero diverse “razze” umane distinguibili per alcune costanti caratteristiche, sia fisiche e anatomiche sia intellettuali e morali.  Il presupposto (non dichiarato) di queste teorie era l’esistenza di una gerarchia tra le “razze”, il cui vertice era rappresentato dall’uomo bianco europeo, assunto come punto più alto dell’evoluzione umana ed eretto a parametro di valutazione.

Ciò avvenne anche per alcune interpretazioni distorte della teoria evoluzionistica di Charles Darwin: i concetti di lotta per l’esistenza e di selezione naturale vennero arbitrariamente applicati alle nazioni e ai popoli per affermare la superiorità dei bianchi e per giustificare le conquiste imperialistiche e tutto ciò che ne derivò.

L’idea della “razza bianca biologicamente superiore alle altre” – inferiori e quindi «sterminabili» – si affermò anche negli Stati Uniti meridionali, dove nacque l’organizzazione paramilitare e razzista del Ku Klux Klan.

Agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, leader come Martin Luther King e Malcolm X avviarono la lotta contro la segregazione razziale, e solo le elezioni presidenziali del novembre 2008 hanno visto il primo afroamericano accedere alla presidenza USA, il senatore dell’Illinois Barack Obama.

In Germania, tra il 1933 e il 1945, il razzismo trovò la sua più feroce manifestazione con l’avvento del nazismo che, professando la superiorità di una immaginaria razza ariana, individuò negli ebrei il nemico da distruggere e ne programmò lo sterminio di massa, massacrandone circa 6 milioni.

L’ideologia razzista è stata alla base di un altro tragico crimine contro l’umanità: il regime di apartheid («segregazione») nel Sudafrica. Qui una minoranza bianca instaurò nel 1948 un governo fondato sulla separazione razziale tra bianchi e neri e promulgò delle leggi che regolamentavano ogni aspetto della vita pubblica e sociale, proibendo le relazioni miste e privando i cittadini neri dei diritti politici. Nonostante il fatto che, nel 1950, l’Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) avesse sancito ufficialmente, con il documento Dichiarazione sulla razza, che non c’erano prove delle differenze mentali e comportamentali tra i gruppi umani, solo verso gli anni Ottanta del Novecento il regime sudafricano entrò in crisi, anche grazie all’opposizione dell’opinione pubblica internazionale. Nel 1994 si ebbero le prime votazioni a suffragio universale in Sudafrica e Nelson Mandela, già premio Nobel per la pace, fu il primo nero a essere eletto Presidente della Repubblica.

Oggi gli studi di biologia molecolare e di genetica hanno chiaramente dimostrato che il nostro Dna differisce pochissimo da quello delle scimmie nostre progenitrici e l’inconsistenza scientifica della “superiorità razziale”: non vi sono differenze genetiche tra i vari gruppi umani e i diversi tratti somatici che ci distinguono sono solo il risultato del nostro adattamento all’ambiente. Tutti gli esseri umani sono biologiamente uguali e non c’è alcuna possibilità di far coincidere le differenze dell’aspetto fisico con differenze intellettive o morali.

Nonostante il concetto di “razza” sia dunque superato in ambito scientifico, il razzismo è ancora oggi pericolosamente dilagante (contro gli immigrati, i nomadi, il “diverso”), anche se condannato dalle leggi. La scoperta che tutto il genere umano condivide lo stesso patrimonio genetico sembra non essere stata ancora consapevolmente compresa in tutta la sua portata.