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Civiltà precolombiane: Inca, Aztechi, Maya

Le civiltà precolombiane, chiamate anche civiltà amerindie, sono le civiltà che abitarono l’America centrale e meridionale prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo nel 1492. Furono poi annientate dai conquistadores. Le origini di queste popolazioni risalgono a migrazioni di gruppi umani dall’Asia, che attraversarono lo Stretto di Bering durante le glaciazioni, quando il livello del mare era più basso e rendeva possibile il passaggio.

Le popolazioni precolombiane più importanti furono quelle degli Inca, degli Aztechi e dei Maya. In Messico vivevano Aztechi e Maya; sulla cordigliera andina c’era il vasto impero degli Inca.

Caratteristiche comuni

Queste civiltà avevano delle caratteristiche in comune. Avevano un’organizzazione sociale gerarchica con al vertice un re. Erano politeiste e praticavano i sacrifici umani, fondamento della loro religione e della creazione stessa (sebbene umanamente inaccettabile, il sacrificio per gli amerindi era il nutrimento dovuto agli dèi affinché essi mantenessero in vita il mondo) .

Questi popoli avevano sviluppato l’allevamento e pratiche agricole basate sulla coltura del mais, della patata, del pomodoro, degli arachidi, del cacao e del tabacco. Sapevano estrarre pietre e metalli preziosi e lavorarli con fine gusto artistico. Avevano bonificato vaste regioni e costruito città e grandiosi edifici di culto (come le piramidi di pietra a gradoni maya e azteche). I Maya, in particolare, conoscevano l’astronomia, la scrittura e la matematica.

Il loro livello tecnico complessivo però era modesto. Essi non conoscevano infatti la ruota, l’aratro e il ferro e certamente non conoscevano le armi da fuoco.

Questo contribuisce a spiegare la relativa facilità con cui i conquistadores, la cui superiorità militare era evidenziata dall’uso delle armi da fuoco e dal cavallo, riuscirono ad assoggettare le popolazioni precolombiane, rendendole schiave, e a impossessarsi delle loro terre e delle numerose miniere d’oro e d’argento, nonostante la netta inferiorità numerica.

La scomparsa delle civiltà precolombiane

Nel giro di pochi anni, gran parte della popolazione nativa venne sterminata dai conquistadores a causa di guerre, sfruttamento, ma soprattutto gli amerindi vennero progressivamente sterminati dai batteri e dai virus nascosti nelle stive delle caravelle, annidati sui vestiti e sui corpi dei conquistadores. Gli organismi degli indigeni erano impreparati a difendersi dai bacilli del tifo, del vaiolo, del morbillo, della tubercolosi.

L’intera America diventò terreno di conquista per Spagna e Portogallo, che fondarono i loro imperi coloniali. Il primo conquistador a sbarcare nel Nuovo Mondo fu lo spagnolo Hernán Cortés. Nel 1521 distrusse con il suo esercito la capitale degli Aztechi, decretando la fine del loro impero. Un altro spagnolo, Francisco Pizarro, fu l’artefice del crollo dell’impero Inca.

Non mancarono azioni a difesa degli amerindi come l’esperimento gesuita delle reducciones, comunità autonome di indios dove vigeva la proprietà comune delle terre, e la coraggiosa denuncia delle atrocità commesse dai conquistadores a opera del frate domenicano spagnolo Bartolomeo de Las Casas (1474-1566). Ciò spinse il sovrano di Spagna Carlo V e il papa Paolo III a intervenire e a prendere provvedimenti per tutelare e difendere gli amerindi. Purtroppo Madrid e Roma erano lontane migliaia di chilometri, mentre là sul posto, in America, ad agire erano soldati ed avventurieri, mercanti ed imprenditori: la voce dell’umanità in loro era soffocata dal miraggio della ricchezza.

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