Odissea Libro XXI: la gara dell’arco

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Odissea Libro XXI
Francesco Primaticcio (1504-1570), La prova dell'arco, Fontainebleau, Musée National du Chateau

Odissea Libro XXI: la gara dell’arco riassunto dettagliato

Il Libro XX dell’Odissea si è chiuso su Telemaco che, impaziente, aspetta dal padre il segnale d’inizio della strage.

Odissea Libro XXI: riassunto dettagliato

Penelope, su suggerimento di Atena, accompagnata dalle ancelle, si reca nella stanza dove conserva i tesori: prende l’arco e le frecce (vedi nota 1) di Odisseo e li porta nella grande sala, dove propone ai Proci la gara dell’arco.

Telemaco pianta, perfettamente allineate, le scuri i cui anelli dovranno essere attraversati dalla freccia del vincitore; poi prova lui stesso a tendere l’arco: sta quasi per riuscirci, quando Odisseo gli fa un cenno d’intesa e lo ferma.

Inizia la gara per i Proci. Prova per primo l’indovino Leode e non riesce a tendere l’arco; lo depone formulando presagi sinistri. Antinoo se ne indigna e fa portare del grasso per lubrificare l’arco; nonostante ciò, nessuno dei pretendenti riesce a tenderlo; restano solo Eurimaco e Antinoo.

In disparte, Odisseo rivela la sua identità ai due fedeli servitori, Eumeo e Filezio, scoprendo come prova la sua cicatrice (Odissea Libro XX); chiede il loro aiuto e promette di ricompensarli. Essi piangono di gioia e abbracciano il loro signore.
Odisseo dà loro istruzioni per lo scontro imminente; in particolare, si preoccupa che vengano chiuse le porte della sala e che le ancelle restino nelle loro stanze, e che anche il portone dell’atrio resti saldamente bloccato.

Eurimaco tenta la prova, ma con sua grande vergogna non riesce; Antinoo, per nascondere l’imbarazzo, dichiara che quello non è il giorno più propizio per il tiro con l’arco, perché consacrato al dio arciere Apollo e propone di rinviare la gara al giorno seguente. Tutti i pretendenti sono d’accordo.

Il falso mendicante (Odisseo) chiede di poter provare, per misurare le proprie forze. Antinoo replica sdegnato e lo insulta, ma Penelope appoggia la sua richiesta: l’eventuale premio per lui non sarannno certo le nozze!
Telemaco si riserva la decisione definitiva e rimanda la madre nelle sue stanze; poi invita Eumeo a consegnare l’arco all’ospite, nonostante le proteste dei Proci.
Intanto, il porcaro comunica ad Euriclea l’ordine: chiudere tutte le porte e confinare le ancelle nelle loro stanze; Filezio blocca il portone dell’atrio.

Odisseo tasta con grande esperienza il suo arco e lo tende senza sforzo; la corda vibra come il suono di una voce di rondine, mentre Zeus manda un tuono e i Proci impallidiscono. Stando seduto sul suo scanno, l’eroe scaglia la freccia, che, tra lo stupore dei Proci, infila tutti gli anelli delle dodici scuri.

A un cenno, Telemaco si arma di spada e di lancia e si dispone a fianco del padre.

Il racconto continua con Odissea Libro XXII: la strage dei Proci

Nota 1: Omero racconta che l’arco e le frecce erano state donate a Odisseo da Ifito, figlio di Eurito, incontrato a Messene. In cambio Ifito (successivamente ucciso da Eracle) aveva ricevuto dall’eroe una spada e una lancia. Odisseo teneva in gran conto il regalo di Ifito e non lo portava mai con sé quando andava in guerra.

Questo articolo è tratto dall’ebook “Odissea, riassunto, personaggi, luoghi e fatti dell’opera di Omero” in vendita in versione Kindle su Amazon

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