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Ratto delle Sabine del Giambologna – descrizione

Nel Ratto delle Sabine Giambologna, esponente chiave del Manierismo, raffigura un episodio mitologico della storia di Roma: il rapimento delle donne sabine da parte degli antichi Romani. Secondo la leggenda, per far fronte alla mancanza di donne presso la popolazione romana, Romolo organizzò una festa, a cui aveva invitato i vicini Sabini. Quindi, con l’aiuto dei suoi compagni, ne rapì le donne, con l’intenzione di costituire nuove famiglie.

L’opera del Giambologna (pseudonimo di Jean de Boulogne, 1529-1608), considerata tra i capolavori del Manierismo, fu realizzata tra il 1574 e il 1580 su commissione della famiglia Medici e collocata nel 1583 nella Loggia dei Lanzi, un portico aperto posto a Firenze su un lato della Piazza della Signoria, dove è visibile ancora oggi, accanto al Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini.

Il ratto delle Sabine Giambologna descrizione

Il gruppo, alto 410 cm., è stato ricavato da un solo blocco di marmo. È formato da tre corpi nudi avviluppati con violenta sensualità: in basso c’è un anziano sabino accovacciato, che guarda impotente il rapimento della fanciulla sabina da parte di un giovane romano; il giovane romano è colto nell’atto di rapire la fanciulla, che cerca disperatamente di divincolarsi, con un’espressione di terrore.

I corpi sono raffigurati nudi, con una perfetta lavorazione che fa percepire la forte muscolatura degli uomini. Le tre figure sembrano avvitarsi su se stesse in un intreccio di linee curve, che fanno percepire la stretta del giovane romano e il divincolarsi frenetico della ragazza sabina.

Il gruppo scultoreo Ratto delle Sabine del Giambologna esprime un grande dinamismo e richiama da vicino l’ellenistico Laocoonte del I secolo a.C.. La sua caratteristica è quella di offrire all’osservatore molteplici punti di vista, nessuno dei quali può essere ritenuto privilegiato. Al contrario, ogni angolazione pone in risalto i diversi personaggi con le loro espressioni, i loro sentimenti, i loro movimenti.

La forma serpentinata del Ratto delle Sabine del Giambologna

È tipica del Giambologna la forma serpentinata a spirale (cioè avvolte l’una all’altra, seguendo un andamento a spirale), che dà grazia e vitalità alle figure e riesce a creare un effetto di movimento rotatorio verso l’alto. Tale composizione inserisce la statua pienamente nell’ambiente e coinvolge l’osservatore, costretto a girarle intorno per poterla apprezzare in ogni suo aspetto. Le figure infatti sono aperte verso l’esterno e il loro moto è pluridirezionale.

La composizione delle figure intrecciate in una spirale ascendente (forma serpentinata), ha influenzato profondamente la scultura successiva, in particolare quella barocca, e opere come come l’Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini ne sono un chiaro esempio.

Giambologna realizzò la scultura senza avere in mente un tema definito, tanto che il titolo fu deciso dopo il completamento dell’opera. Egli voleva infatti dimostrare la sua capacità di  confrontarsi con un soggetto difficile e la sua abilità tecnica nel descrivere il corpo umano. Successivamente provvide a porre sulla base un rilievo bronzeo, che raffigura il celebre “ratto delle sabine”, dove le varie figure sono disposte su più livelli di profondità.

È ancora conservata la versione originale del bozzetto in terra cruda del Ratto della Sabina ideato da Giambologna, che può essere ammirata presso la Galleria dell’Accademia di Firenze.

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