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Stanze per la giostra: riassunto e commento

Le Stanze per la giostra di Angelo Poliziano è un poemetto in ottave scritto fra il 1475 e il 1478, per celebrare la giostra del 28 gennaio 1475 tenutasi in Piazza Santa Croce a Firenze, in cui risultò vincitore Giuliano de’ Medici. Rimase interrotto all’inizio del secondo libro per la morte dello stesso Giuliano, avvenuta nel 1478 in seguito alla congiura dei Pazzi.

Le Stanze per la giostra: la trama

Iulio (Giuliano de’ Medici), nel pieno vigore della sua giovinezza, disprezza l’amore, causa di pene e affanni, mentre ama la vita libera e la caccia. Cupido (il dio Amore, figlio di Venere), offeso, decide di vendicarsi.

In un mattino di primavera, mentre Iulio è a caccia con i compagni, Cupido gli fa apparire una bianca cerva. Il giovane insegue la cerva, ma improvvisamente la cerva sparisce e si ritrova di fronte una bellissima ninfa, Simonetta (è Simonetta Cattaneo, genovese, sposa di Marco Vespucci, effettivamente amata da Giuliano, e morta giovanissima a Firenze nel 1476). Cupido scocca la sua freccia e fa centro nel cuore di Iulio.

Il giovane è sconvolto: non sa se si trova dinanzi a una creatura umana o a una dea. Intanto la ninfa accenna ad allontanarsi e Iulio, trepidante per il timore che sparisca per sempre, le rivolge la parola per trattenerla e le chiede chi sia. Lei gli rivela il proprio essere, gli confida il proprio amore per la dolce solitudine della campagna, quindi si congeda da lui.

Scesa la notte, Iulio torna presso i compagni e Cupido nel regno di Venere. Segue la descrizione del regno e del palazzo della dea. Poi riprende la narrazione con la scena di Cupido che si presenta a Venere, appena separatasi dall’amante Marte.

Il libro II comincia con Cupido che racconta la propria impresa a Venere e, per meglio gloriarsene, descrive la nobiltà e la grandezza non solo di Iulio, ma del fratello Lorenzo (Lauro), protettore delle arti e della poesia, e della casata dei Medici. Venere approva il comportamento del figlio Cupido e fa apparire in sogno a Iulio Simonetta. Nel sogno la ninfa si difende dall’amore con le armi di Minerva, ma poi la Poesia, la Gloria e la Storia tolgono a Simonetta ogni difesa consegnandola all’amore e a Iulio.

Il giovane capisce il significato del sogno: per conquistare la donna dovrà compiere imprese gloriose.

Il commento

Dietro a ogni immagine e a ogni parola del Poliziano si trova l’intreccio fittissimo e raffinatissimo di riferimenti letterari: Dante, Petrarca, Boccaccio e gli stilnovisti; e poi i latini Virgilio, Orazio e l’Ovidio delle Metamorfosi. C’è anche il ricorso ai miti classici: Iulio, la ninfa, Cupido, Venere.

I motivi dominanti sono quelli della civiltà letteraria umanistica: la rappresentaizone idillica della campagna, l’esaltazione della bellezza e della giovinezza. Questo mondo è però dominato da un senso di precarietà, perché il bel sogno è insediato dallo scorrere del tempo, dalla fortuna, dalla morte.

Il linguaggio è il volgare fiorentino della tradizione letteraria stilnovistica e petrarchesca arricchito da prestiti del parlato, che servono a conferirgli una maggiore “freschezza”.

 

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