Veglia Ungaretti parafrasi, commento e analisi

17876
veglia ungaretti parafrasi
Il poeta Giuseppe Ungaretti soldato nella Prima Guerra Mondiale

Nella poesia Veglia Ungaretti descrive uno dei tanti momenti difficili vissuto come soldato durante la prima guerra mondiale.

Infatti, una notte il poeta Giuseppe Ungaretti si trova accanto al corpo di un compagno ucciso. In questo momento difficile trova comunque la forza di «scrivere lettere piene d’amore». Davanti alla morte Ungaretti capisce quanto è grande la sua voglia di vivere.

Continua a leggere l’articolo, troverai il testo della poesia di Ungaretti Veglia, la parafrasi, l’analisi, le figure retoriche e il commento del testo.

Veglia Ungaretti testo

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Veglia Ungaretti parafrasi

Sono rimasto un’intera nottata disteso vicino a un compagno ucciso con violenza che aveva la bocca con i denti in fuori girata verso la luna piena. Mentre il gonfiore delle sue mani era penetrato nel mio silenzio ho scritto lettere piene d’amore. Non mi sono mai sentito tanto attaccato alla vita.

Veglia Ungaretti analisi del testo

La rappresentazione che Ungaretti fa della sua veglia accanto al corpo del compagno ucciso è caratterizzata da un’estrema semplicità di linguaggio e da una crudezza di immagini. Ciò si deve soprattutto alle scelte lessicali, violentemente cariche e deformanti: «buttato», «massacrato», «digrignata», «congestione», «penetrata».

Tra l’altro i termini più forti hanno spesso una posizione rilevata nel verso (tre dei cinque esempi ora fatti sono isolati in un unico verso). Vi è una notevole insistenza su alcuni suoni (in particolare desinenza -ata/-ato vv. 1, 2, 4, 6, 10, 14, 16).

Il sistema delle rime ruota con insistenza attorno alla desinenza del participio passato -ato/ -ata (vv. 1, 2, 4, 6, 10, 14, 16), rafforzata dalla presenza della t raddoppiata -tt/ ai vv. 1, 2, 12, 13 e 16.

Veglia Ungaretti figure retoriche

Nel testo sono anche presenti rime e rime interne («buttato… massacrato»; «digrignata… penetrata»;), assonanze (bocca/volta; lettere/piene; tanto/attaccato), allitterazioni (intera, nottata, buttato) per rafforzare l’andamento ritmico, e tanti enjambement.

Veglia Ungaretti commento

Che cosa racconta la poesia Veglia?

23 dicembre 1915, Prima Guerra Mondiale: è la notte dell’antivigilia di Natale. Il poeta Giuseppe Ungaretti si trova in trincea sul fronte del Carso, come si ricava dall’indicazione finale. Egli ha accanto il cadavere sfigurato di un compagno, massacrato dal fuoco nemico.

Perché la poesia di Ungaretti si chiama Veglia?

La «Veglia» del titolo indica il tempo trascorso dal poeta accanto al cadavere dilaniato del compagno, ma anche l’atteggiamento di fraterna partecipazione a quello strazio: è a tutti gli effetti una veglia funebre.

Qual è il messaggio della poesia Veglia di Ungaretti?

Dal contatto diretto con questa tragica realtà il poeta prende coscienza della precarietà della condizione dell’uomo e delle atrocità causate dalla guerra.

Ma alla contemplazione dell’orrore di un’umanità oltraggiata, il poeta reagisce con la riscoperta dell’amore e dei valori della fraternità e con la prepotente affermazione del diritto a vivere.

La strofa finale si conclude quindi con questo messaggio positivo e alla rappresentazione iniziale della morte oppone la conquista interiore di un rinnovato attaccamento alla vita e alla solidarietà umana.

Veglia è tra le poesie di Ungaretti sul tema della guerra. Giuseppe Ungaretti partecipò infatti come soldato semplice alla Prima guerra mondiale.

Le poesie di guerra di Ungaretti:

Fratelli

San Martino del Carso

Soldati

Mattina