Demostene
Demostene, copia romana di un originale greco ad opera di Policleto. Collocazione: British Museum, Londra.

Demostene è tradizionalmente considerato il massimo oratore greco e uno dei più grandi di tutti i tempi; riconoscimento che gli venne anche dagli avversari.

Nacque nel 384 a.C. ad Atene da un ricco industriale e da una donna di origine scitica. A sette anni rimase orfano e fu affidato alla tutela di Afobo e Demofonte (due cugini paterni) e di Terippide (un amico di famiglia), che però dilapidarono la sua eredità.

Divenuto maggiorenne, intentò un processo ai tutori per recuperare il proprio patrimonio. A quella circostanza risalgono le orazioni più antiche di Demostene, contro i suoi tutori (Contro Afobo e due orazioni Contro Onetore, ricco cognato di Afobo).

Probabilmente Demostene vinse la causa, ma recuperò ben poco dei suoi averi. Allora dovette darsi alla professione di logografo, continuando contemporaneamente la sua formazione oratoria. In questa fase si distinse per le orazioni Per Formione, Contro Callicle e Contro Conone.

In “Vita di Demostene” di Plutarco ( 45 d.C.- 120 d.C.), è riportato che Demostene dovette correggere un difetto di pronunzia (era bleso); inoltre per potenziare la voce, si esercitava a declamare lunghi periodi senza respirare; secondo altri declamava con dei sassolini in bocca o passeggiando lungo la riva del mare, per superare lo strepito dei flutti.

Ben presto, Demostene divenne il capo del partito “nazionalista”, opponendosi decisamente alla politica espansionistica di Filippo II di Macedonia. Del 351 o del 349 a.C. è la I Filippica, in cui l’oratore Demostene invitava gli Ateniesi a vigilare sulle mire espansionistiche del re macedone:

“È inutile ripetere che all’inizio Filippo era un nanerottolo e ora è un gigante […]. E noi greci non cerchiamo di collegarci, ma ci indignamo: anzi siamo così mal disposti, così divisi come fossati, una città contro l’altra, che fino a oggi non siamo in grado di fare né il nostro dovere né il nostro utile, di unirci, di formare un’intesa per il reciproco aiuto. […] Eppure non è un greco, con i greci non ha niente in comune, non è nemmeno un barbaro di un paese dove è bello poter dire di essere nati, è uno straccione macedone, di quella regione dove a suo tempo non si comprava nemmeno uno schiavo buono a qualche cosa. […] Quando, o ateniesi, quando farete il vostro dovere?”
Demostene, Prima Filippica.

Malgrado il successo dell’orazione gli Ateniesi non si mossero, poiché prevalse la politica neutrale del leader Eubulo.

Dopo la caduta di Olinto (348 a.C.), Gli Ateniesi dovettero accettare le condizioni della cosiddetta “pace di Filocrate” (detta “di Filocrate” dal nome del negoziatore), alla cui stipula furono presenti Demostene e il suo avversario, l’oratore filomacedone Eschine.
Demostene attaccò Eschine per il suo collaborazionismo con Filippo II di Macedonia; entrambi gli oratori composero un’orazione intitolata Sull’ambasceria corrotta; nonostante la travolgente oratoria del rivale, Eschine fu assolto per pochi voti.

Negli anni successivi, tra il 344 ed il 342 a.C., Demostene continuò con diversi importanti discorsi ad ammonire gli Ateniesi e le altre poleis contro il pericolo costituito da Filippo (altre tre Filippiche; orazioni Sugli avvenimenti del Chersoneso). Nel 340 a.C. sembrò che il progetto politico dell’oratore trionfasse: infatti fu costituita una vasta coalizione antimacedone. Ne seguì la guerra, culminata nella battaglia di Cheronea (2 agosto del 338 a.C.), a cui Demostene partecipò come oplita; la vittoria andò però ai Macedoni.

Nonostante questa sconfitta nel 336 a.C. Ctesifonte propose l’assegnazione della corona civica a Demostene, ma la proposta fu impugnata da Eschine, che rimproverava Demostene di essere fuggito durante la battaglia di Cheronea, anziché affrontare la morte sul campo.
La questione fu allora rinviata, perché intanto morì Filippo II di Macedonia, assassinato a Pella nel 336 a.C. e gli successe il figlio ventunenne Alessandro Magno. Questi dimostrò immediatamente la sua determinazione di proseguire la politica espansionistica del padre, piombando in Grecia e radendo al suolo Tebe. Successivamente nel 334 a.C. Alessandro iniziò la sua spedizione antipersiana.

Nel 330 a.C. ad Atene si svolse finalmente il processo per la corona: Eschine pronunciò l’orazione Contro Ctesifonte, mentre Demostene rispose con l’orazione Per la corona, considerata il suo capolavoro, Demostene ottenne la vittoria ed Eschine dovette andare in esilio.
Fu quello l’apogeo della fortuna di Demostene, che pochi anni dopo fu invece coinvolto in un oscuro episodio di corruzione. Incarcerato, riuscì a fuggire e andò esule a Egina e poi a Trezene.

Nell’estate del 323 Alessandro Magno morì improvvisamente a Babilonia; la Grecia insorse e Demostene fu richiamato trionfalmente in patria. Il generale Antipatro, però, sconfisse a Crannon gli Ateniesi subito sollevatisi, e occupò la città. Per non cadere nelle mani di Antipatro ed evitare la terribile morte che l’attendeva, Demostene si rifugiò nel tempio di Poseidone nell’isoletta di Calauria e si avvelenò (322 a.C.).

L’opera

Di Demostene rimangono 61 discorsi, 56 Proemi ad orazioni, non tutti autentici, e 6 Lettere, anch’esse parzialmente autentiche.