eneide libro 10 riassunto

Eneide libro 10: riassunto, personaggi, luoghi. Il ritorno di Enea con gli alleati Etruschi, Turno sfida e uccide Pallante, Enea uccide Mezenzio e Lauso.

Giove riunisce gli dèi a concilio e proibisce loro, con grande disappunto di Venere e Giunone, di prendere parte alla battaglia fra Troiani e Latini. Intanto continua l’attacco dei Rutuli al campo troiano.

La notte seguente Enea, con i suoi alleati etruschi, naviga in direzione del Tevere per portare aiuto ai suoi. All’alba, la flotta arriva in vista del campo troiano, accolta da grida di gioia. Le armi divine lampeggiano, ma Turno, impavido, esorta i suoi a difendere la loro patria (audentis fortuna iuvat). Allo sbarco dei soldati di Enea e degli alleati, la battaglia divampa sulla spiaggia. Enea fa strage di Rutuli.

Turno affronta in duello Pallante, figlio di Evandro. Pallante, inferiore per forza, invoca l’aiuto di Ercole. L’eroe, figlio di Giove, sebbene addolorato, non può aiutarlo: Giove gli ricorda infatti che non è possibile contrastare il destino e deve lasciare che il duello abbia il suo corso.
Pallante scaglia la sua lancia, ma sfiora appena Turno; il rutulo invece col suo colpo perfora scudo e corazza del giovane, colpendolo a morte, e gli strappa orgoglioso una preziosa cintura.

Alla notizia della morte di Pallante (che ha lo stesso ruolo dell’uccisione di Patroclo da parte di Ettore nell’Iliade), Enea si lancia in una strage furibonda (che richiama quella di Achille) e fa prigionieri otto giovani da sacrificare sul rogo di Pallante (come Achille aveva catturato e massacrato dodici nobili giovani troiani sulla pira di Patroclo).

Enea va poi in cerca di Turno per sfidarlo e ucciderlo in duello, ma Giunone foggia un fantasma che ha le stesse sembianze di Enea. Turno insegue il fantasma fin sulla nave di Osinio, capo dei guerrieri di Chiusi; la dea taglia gli ormeggi e la nave si allontana rapidamente dalla riva portando via Turno, mentre il fantasma si dissolve. Turno si sente disonorato per avere abbandonato la battaglia e vorrebbe uccidersi, ma Giunone riesce a trattenerlo.

Entra in scena Mezenzio, il tiranno di Cere (oggi Cerveteri) alleato dei Rutuli. Egli ingaggia un feroce scontro con gli Etruschi, alleati dei Troiani. Lo scorge Enea che, vistolo infierire contro i suoi, gli si scaglia contro. Enea ferisce Mezenzio e lo costringe a indietreggiare.

Il giovane Lauso interviene in difesa del padre Mezenzio. Enea, dopo averlo invitato a desistere, infine lo uccide. Commosso dalla pietà filiale del giovane, lo rimanda però al padre con tutte le armi.

A questo punto Mezenzio non ha più ragioni per vivere e affronta una morte dignitosa, per mano di Enea. Ordina quindi che gli si porti il suo cavallo, al quale rivolge parole accorate; si assesta, benché ferito, in sella. Irrompe nel campo di battaglia e sfida Enea, dichiarando di non temere né la morte né gli dèi.

Molte aste di Mezenzio si conficcano nello scudo divino di Enea. Infine Enea colpisce il cavallo. Mezenzio cade rovinosamente; pronuncia ancora parole fiere e prega l’eroe di garantire la sepoltura per sé e per Lauso, conoscendo l’odio dei suoi concittadini. Infine riceve nella gola la spada di Enea.