Giustiniano e la sua corte, mosaico, 546-548 d.C. Ravenna, Basilica di San Vitale.

Giustiniano e la sua corte è un grande mosaico posto nel vano absidale della Basilica di San Vitale a Ravenna.

Il mosaico Giustiniano e la sua corte mostra l’imperatore d’Oriente Giustiniano (482 d.C.- 565 d.C.) circondato dai dignitari di corte e dai soldati.

L’imperatore Giustiniano è individuato dai segni del rango, fra cui i calzari rossi, la spilla a tre pendenti, il diadema, il nimbo. Raffigurato mentre porta il pane per l’eucarestia, l’augusto si avvia ad entrare in chiesa, guidando la processione dell’offertorio. Nel mosaico Giustiniano e la sua corte i personaggi sono ben distinti secondo il ruolo di appartenenza, ma l’unico riconoscibile, oltre all’imperatore, è Massimiano (alla sua sinistra) indicato con una scritta, a quel tempo vescovo di Ravenna.

Al mosaico Giustiniano e la sua corte corrisponde, nella parete opposta, quello raffigurante La sua consorte Teodora, imperatrice di Bisanzio, ovvero l’imperatrice Teodora e il suo seguito”.

La composizione ha un carattere ritmico, sottolineato dalla disposizione regolare delle figure, come spesso accade nell’arte bizantina. Soltanto Giustiniano e, in misura minore, Massimiano, si staccano dal seguito, ma solo per la posizione centrale e per lo scuro abito regale.

Le figure, frontali ed allineate, non hanno profondità. I corpi, infatti, sembrano appiattirsi su un fondo dorato; l’assenza di peso corporeo è sottolineata dalla sovrapposizione dei piedi, come se i personaggi abitassero uno spazio astratto. Le linee consentono di descrivere ogni particolare, fino alle acconciature e ai dettagli degli abiti.

Gli uomini, riccamente vestiti (bande di porpora ametista anche nelle vesti degli alti dignitari), sono immobili: guardano davanti a sé, ma non sono privi di espressione. L’artista riesce, infatti, a dare una caratterizzazione sacerdotale all’imperatore e ai suoi dignitari, pur fissandoli in un momento concreto: quello dell’ufficio della funzione religiosa.

Il mosaico Giustiniano e la sua corte assume dunque una precisa valenza politica: Giustiniano non è forse mai stato a Ravenna, ma l’opera ne legittima il ruolo e il potere tramite la persona riconoscibile del vescovo.

La sacralità dell’imperatore è sottolineata dall’aureola posta sul suo capo.

I caratteri bizantini della composizione fanno pensare a un’opera eseguita da maestranze locali su cartoni provenienti da Costantinopoli.