Moti rivoluzionari in Europa e in Italia

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moti rivoluzionari

I moti rivoluzionari che segnarono la storia europea e italiana nella prima metà dell’Ottocento furono tre: il biennio 1820-1821, il 1830 e il 1848.

Si trattò, soprattutto in Italia, di rivoluzioni organizzate da società segrete (tra esse, la Massoneria e la Carboneria) che avevano due obiettivi principali: ottenere dai sovrani una costituzione e liberarsi dal dominio delle potenze straniere.

 

Moti rivoluzionari del 1820-1821 in Europa

Spagna

I moti rivoluzionari del 1820 partirono dalla Spagna, con la ribellione a Cadice di alcuni reparti militari. Un gruppo di ufficiali, affiliati alla sètta dei Comuneros, si rifiutò di far partire dal porto di Cadice le proprie truppe, che il governo mandava nel Centro e nel Sud America a reprimere la rivoluzione delle colonie, iniziata nel 1810. La rivolta si diffuse rapidamente e il re Ferdinando VII (settimo) fu costretto a concedere la Costituzione. Nasceva così in Europa la prima monarchia costituzionale, dopo il Congresso di Vienna.

Il successo ottenuto dagli insorti di Spagna fu però di breve durata. Il movimento rivoluzionario, indebolito da contrasti interni, fu infatti represso nel 1823 dagli eserciti della Santa Alleanza.

Grecia

Violenti moti rivoluzionari scoppiarono anche in Grecia nel 1821 contro l’impero turco-ottomano. L’insurrezione ebbe l’appoggio di Russia, Francia e Gran Bretagna. Nel 1829, dopo una lunga e sanguinosa guerra, la Grecia ottenne l’indipendenza, grazie anche alla presenza di numerosi patrioti stranieri, tra i quali l’italiano Santorre di Santarosa e il poeta inglese George Byron.

Il moto decabrista in Russia

Anche nell’impero russo si verificarono dei moti rivoluzionari. Nel dicembre (in russo dekabr, da cui deriva il nome dato alla rivolta, moto decabrista) del 1825, un gruppo di cospiratori, perlopiù intellettuali appartenenti al ceto borghese, dopo aver ottenuto il sostegno di alcuni reparti dell’esercito, organizzò una rivolta contro lo zar Nicola I, per costringerlo a concedere una costituzione. Ai rivoluzionari però mancò l’appoggio del popolo, perlopiù contadini. Per questi ultimi il problema era la fame non l’assetto politico della Russia. Così lo zar represse facilmente la rivolta.

 

Moti rivoluzionari del 1820-1821 in Italia

Regno delle Due Sicilie

Il 1° luglio 1820 la rivolta scoppiò anche nel Regno delle Due Sicilie, dove il malcontento era diffuso soprattutto nell’esercito. La rivolta si diffuse in Campania, Basilicata e Puglia e il re Ferdinando I (Ferdinando primo) si vide costretto a concedere una Costituzione simile a quella spagnola.

Nel frattempo anche la Sicilia insorgeva. Qui le truppe borboniche furono cacciate e fu istituito un governo provvisorio, che proclamò l’indipendenza dell’isola e la separazione da Napoli. I ribelli napoletani, però, contrari a tale decisione, inviarono un esercito che sottomise e pacificò l’isola (settembre 1820).

La Santa Alleanza decise di ristabilire l’ordine sia a Napoli che in Sicilia. Pertanto inviò, in aiuto al re di Napoli, un esercito di centomila uomini, che sconfisse le truppe costituzionali napoletane. Nel frattempo la Sicilia fu occupata dagli austriaci.

Regno di Sardegna

Tra il 10 e il 12 marzo 1821 tutte le guarnigioni piemontesi insorsero. Il re Vittorio Emanuele I abdicò in favore del fratello Carlo Felice, allora a Modena: lo avrebbe quindi sostituito come reggente il nipote Carlo Alberto.

Carlo Alberto, anche per evitare una guerra civile, decise di concedere la Costituzione, che però sarebbe entrata in vigore solo dopo l’approvazione del sovrano legittimo.

Da Modena, però, Carlo Felice ordinò a Carlo Alberto di recarsi a Novara, dove c’era una guarnigione ancora fedele al re. Carlo Albertò obbedì. Nel frattempo, Carlo Felice chiese l’intervento dell’Austria. L’8 aprile 1821, le truppe austriache passarono il confine e dispersero l’esercito degli insorti.

Lombardo-Veneto

Nel Lombardo-Veneto i patrioti non si proponevano solo di ottenere un governo liberale, ma di sottrarre Venezia e Lombardia all’Austria per unirsi al Piemonte e dare vita a un regno dell’Italia settentrionale.

La polizia austriaca non tardò però a scoprire i cospiratori. Essi furono condannati a morte o al carcere duro come accadde a Silvio Pellico e Pietro Maroncelli.

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