elettra
Oreste ed Elettra, Marmo, h 150 cm I secolo a.C. ‐ I secolo d.C. Proveniente da Pozzuoli, dal macellum Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Elettra, tragedia di Sofocle – La Trama

L’argomento dell’Elettra è identica a quelle delle Coefore di Eschilo.
Elettra, figlia di Agamennone, re di Micene, vive confortata solo dalla speranza che prima o poi il fratello Oreste ritorni e vendichi la morte del padre, ucciso dalla madre Clitennestra e da Egisto, suo complice e amante, per usurparne il trono.

Il giorno tanto atteso giunge: Oreste, tornato di nascosto in patria – Micene – fa annunciare dal suo vecchio pedagogo alla regina la falsa notizia della sua morte. Ciò gli permette di constatare la gioia, e quindi la malvagità, della madre. Per Elettra che ascolta, è la fine di ogni speranza, e vorrebbe essere lei a uccidere la madre, con la quale poco prima ha avuto un acceso diverbio, contestando tutte le ragioni che la regina ha addotto per motivare l’assassinio di Agamennone di tanti anni fa. Torna intanto sulla scena Oreste, sotto mentite spoglie; convintosi della disposizione d’animo della sorella, le si rivela, e insieme passano all’azione. Con il conforto esterno di Elettra, Oreste penetra nella reggia e compie il matricidio; poco dopo tocca ad Egisto subire lo stesso destino di morte.

Elettra, tragedia di Sofocle – L’analisi

L’argomento dell’Elettra, tratto dal mito come la quasi totalità delle tragedie greche, è usato prima che da Sofocle, dallo stesso Eschilo cinquant’anni prima e lo sarà anche da Euripide.
Elettra di Sofocle, rispetto alle Coefore di Eschilo, presenta ovviamente dei cambiamenti, frutto della diversa cultura che si affermava e della diversa impostazione dei teatri dei due drammaturghi.
Nell’Elettra di Sofocle, prima di tutto, protagonista assoluta è Elettra stessa, sebbene materialmente il matricidio sia compiuto da Oreste.

Elettra è alimentata da un odio morboso nei confronti della madre, accresciuto da quell’attaccamento della protagonista al padre Agamennone. Un odio, quello di Elettra, che vive in attesa della vendetta e che si trasmuta in un ossessivo rievocare i torti che ha subito e ancora subisce e in un instacabile maledire la madre, più volte immaginata mentre divide il letto con il boia di Agamennone, Egisto. Elettra non comprende perché la sorella non condivida il suo odio e sia così felice, ancora legata a quel benessere di cui gode. L’Oreste assente viene, invece, rimproverato di inerzia e di scarso attaccamento ai doveri familiari.

Oreste non appare angosciato e dubbioso, ma vive la vendetta come suo dovere e, deciso nel suo obiettivo, chiede consiglio all’oracolo solamente per essere sicuro di uccidere la madre nel modo più efficace possibile.
La vera matricida rimane tuttavia Elettra: rimane la tematica eschilea del chi ha versato sangue ne verserà a sua volta, ma sullo sfondo: Sofocle sposta la volontà da Dio all’uomo e, sebbene quest’ultimo rimani sempre sottomesso al primo, l’individuo finisce con l’assumersi una propria responsabilità.
Nell’Elettra di Sofocle compaiono, inoltre, nuovi personaggi che nelle Coefore di Eschilo non erano presenti: Crisotemi, la sorella di Elettra, e il pedagogo di Oreste.

Forti dubbi permangono sulla datazione dell’opera. Si è comunque orientati a datare questo dramma fra il 418 e il 410 a.C.

Il complesso di Elettra – Elettra, che desiderava la morte della madre per amore del padre, apparve a Freud simmetricamente affine a Edipo, che uccise il padre per sposare la madre: il «complesso di Elettra» rappresenterebbe allora l’attaccamento geloso per il padre da parte della figlia femmina, che vede nella madre una rivale e inconsciamente la vorrebbe eliminare.