La Chiesa anglicana nacque dalla separazione (scisma) tra la Chiesa d’Inghilterra e la Chiesa cattolica di Roma, avvenuta nel 1534 con l’Atto di Supremazia voluto da Enrico VIII. Lo scisma (cioè la separazione) avvenne dopo che papa Clemente VII si rifiutò di annullare il matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona.
Enrico VIII da “difensore della fede” alla polemica con il papa
Nel corso del XVI secolo la riforma protestante coinvolse anche l’Inghilterra. In un primo momento Enrico VIII apparve come uno dei più strenui paladini del cattolicesimo, meritandosi nel 1521 il titolo di defensor fidei (“difensore della fede”) da papa Leone X. Fu il suo amore per Anna Bolena a provocarne il distacco da Roma.
Nel 1527, infatti, il re chiese a papa Clemente VII la dispensa per l’annullamento del proprio matrimonio con Caterina d’Aragona, una principessa spagnola che gli aveva dato una figlia (Maria Tudor) ma nessun maschio.
La richiesta era più che legittima, dato che la mancanza di un erede maschio al trono era stata sempre considerata un motivo validissimo per sciogliere un matrimonio, invece il papa rifiutò, perché l’imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V era nipote di Caterina ed egli non voleva renderselo nemico: il Sacco di Roma (1527) da parte delle sue truppe era un trauma ancora recente.
Lo scisma con Roma: nasce la Chiesa anglicana
Fu l’Arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer, a dichiarare nullo il primo matrimonio del re. Enrico VIII e Anna Bolena si sposarono; poco dopo nacque una bambina (1533), la futura regina Elisabetta I. Il papa Clemente VII allora scomunicò il sovrano ed Enrico per tutta risposta fece emettere dal Parlamento l’Atto di Supremazia (1534), con il quale il re veniva dichiarato «unico capo supremo della Chiesa d’Inghilterra». Nasceva in tal modo la Chiesa anglicana, ovvero la Chiesa d’Inghilterra.
Fin da subito Enrico VIII vietò il pagamento delle decime a Roma, si arrogò il diritto di scomunicare, designò i candidati all’episcopato, abolì i monasteri, ne incamerò i beni e li rinvendette, assicurandosi così il prezioso appoggio politico degli acquirenti (nobili, mercanti, piccoli e medi proprietari).
Tutti i vescovi e i sacerdoti furono costretti a giurare fedeltà al re invece che al papa. Alcuni si rifiutarono, come l’umanista Tommaso Moro, ex cancelliere del regno, e John Fisher, il vescovo di Rochester. Pagarono entrambi con la vita la loro scelta di lealtà alla Chiesa di Roma (1535).
Scisma senza eresia
In un primo momento, la rottura fu definita “scisma senza eresia“, perché la neonata Chiesa anglicana non si distinse eccessivamente da quella cattolica. Del cattolicesimo, infatti, conservava tutto (dal ruolo del sacerdote alla gerarchia, fatta di preti, vescovi e arcivescovi, dal culto dei santi all’uso delle immagini e dei sacramenti). Coerentemente con questa linea Enrico VIII non trascurò di perseguitare e giustiziare i luterani.
L’evoluzione successiva della Chiesa anglicana con Edoardo VI, Maria Tudor, Elisabetta I
Edoardo VI
L’apertura dell’anglicanesimo alla Riforma protestante avvenne sotto il successore di Enrico VIII, Edoardo VI (1547-1553), il suo unico erede maschio avuto dalla terza moglie, Jane Seymour, morta di parto.
Edoardo VI, influenzato dall’arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer, nel 1549 fece approvare il Book of Common Prayer (Il Libro delle Preghiere), che pose le basi della liturgia anglicana. Nel corso dello stesso anno, si aggiunse una legge che permetteva ai preti di sposarsi privandoli così del carattere sacrale e riducendoli a semplici ministri del culto secondo la concezione protestante.
Maria Tudor e il ritorno al cattolicesimo
Morto Edoardo VI salì al trono la sorellastra Maria Tudor (1553-1558), nata dal matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona. Maria era una fervente cattolica. Nel 1554 fece abrogare l’Atto di Supremazia, diede avvio a una violenta ondata di persecuzioni e restaurò il cattolicesimo.
Elisabetta I e il consolidamento della Chiesa anglicana
Morta Maria, nel 1558 salì al trono d’Inghilterra la sorellastra Elisabetta I (1533-1603), nata dal matrimonio tra Enrico VIII e Anna Bolena. Nel 1559 Elisabetta I fece approvare dal Parlamento il Secondo Atto di Supremazia e l’Atto di uniformità che riaffermava la riforma liturgica di Edoardo VI. Nei Trentanove articoli di fede, approvati nel 1562, invece, furono fissati i caratteri propri dell’anglicanesimo, una sorta di punto d’incontro tra le diverse posizioni teologiche: la cattolica, la luterana e la calvinista.

