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Meravigliosamente di Giacomo da Lentini. Analisi e commento

Meravigliosamente di Giacomo da Lentini: la parafrasi, l’analisi e il commento

Meravigliosamente di Giacomo da Lentini: la parafrasi

I stanza vv. 1-9 Un amore mi lega (mi distringe) in modo eccezionale (Meravigliosamente) e mi possiede (mi tene) continuamente (ad ogn’ora).
Come un pittore, che ha la mente rivolta ad un lontano modello (exemplo), riesce tuttavia a dipingere un ritratto (pintura) fedele all’immagine, così fa il poeta con la sua donna (bella), portandone l’immagine (figura) riflessa (‘nfra lo) nel cuore.

II stanza vv. 10-18 Sembra (par) che io vi porti in cuore, dipinta così come apparite (parete) in realtà, e non traspare (pare) all’esterno (di fore).
O Dio, non so se sapete come mi sembra (par) difficile (forte), come vi amo con tutto il cuore (di bon core); dato che io son così () timido (vergognoso) che (ca) vi guardo soltanto (pur) di nascosto (ascoso) e non vi rivelo (mostro) il mio amore.

III stanza vv. 19-27 Provando (Avendo) grande desiderio (disìo) dipinsi un quadro (pintura), bello, somigliante a voi, e quando non vi vedo guardo verso quell’immagine, e sembra (par) che io vi abbia (v’aggia) davanti: come accade a chi (quello che) confida (crede) di salvarsi grazie alla (per) sua fede, benché (ancor) non veda (veggia) davanti (inante) a sé ciò in cui crede.

IV stanza vv. 28-36 Nel cuore (Al cor) mi arde un dolore (una doglia), come chi (com’om che) tiene del fuoco (lo foco) nascosto (ascoso) in petto (a lo suo seno), e quanto (quando) più lo avvolge (‘nvoglia), tanto più (allora… più) arde lì (loco) e non può stare rinchiuso (incluso): nello stesso modo (similemente) ardo io quando passo vicino a voi e non vi guardo, viso amabile (amoroso).

V stanza vv. 37-45 E se invece quando passo vi guardo, verso (inver’) di voi non mi giro, bella, per guardarvi una seconda volta (risguardare).
Camminando (andando), ad ogni passo emetto (getto) un gran sospiro che mi fa (facemi) singhiozzare (ancosciare); e singhiozzo (ancoscio) veramente (certo) forte (bene), così che a mala pena sono riconoscibile (mi conoscio), tanto bella mi appari.

VI stanza vv. 46-54 O mia signora (madonna), vi ho (v’aggio) lodato assai in ogni particolare (in tutte le parti) della vostra bellezza (in bellezze ch’avete).
Non so se vi è stato raccontato che io lo faccio per finzione o per scherzo, dato che voi continuate a nascondervi (pur v’ascondete). Sappiatelo dai segni (per singa) ciò che non dico a voce [il fatto che vi amo], quando voi m’incontrerete.

VII stanza vv. 55-63 O mia nuova (novella) canzonetta va’ a cantare queste nuove cose; alzati (lèvati) di buon’ora (da maitino) davanti alla donna più bella, fiore di ogni donna capace d’amore (amorosa), più bionda che oro (auro) pregiato (fino): «Il vostro amore, che è prezioso (caro), donatelo al notaio (Notaro) che è originario di Lentini».

Meravigliosamente di Giacomo da Lentini: l’analisi e il commento

Il testo è una canzonetta di sette strofe (l’ultima con funzione di congedo) di nove settenari ciascuna con rime secondo lo schema abc, abc; ddc.

Le stanze I-II e IV-V sono capfinidas¹. Infatti:

  • tra la I e la II si trova la ripresa: core… porto / cor… porti;
  • tra la IV e la V si trova la ripresa: pass’ e non guardo / guardo… passo

All’interno del componimento compaiono:

  • tre rime siciliane: ora / pintura / figura vv. 3-6-9
  • due rime derivative: meravigliosamente / mente vv. 1 e 4; devante / inante vv. 24 e 26;
  • una rima equivoca: passo (verbo) / passo (sostantivo) vv. 37 e 40.

I temi di questa poesia sono tra i più diffusi della lirica siciliana: l’amore tenuto nascosto, la figura di madonna “dipinta” nel cuore, l’ardore della passione, i segni esteriori che svelano l’innamoramento (sospiri, singhiozzi ecc.), la sofferenza d’amore.

Questo modo di concepire l’amore era presente già nella poesia provenzale. Eppure nel passaggio da essa alla lirica siciliana molte cose cambiano. Nei provenzali il rituale d’amore è modellato sull’omaggio feudale e si incentra sul rapporto tra il servizio d’amore e l’attesa di una ricompensa che investe sensualmente anche il corpo della donna. Nel poeta siciliano, invece, il corpo della donna scompare, si attua una separazione tra la «figura» – l’immagine che il poeta porta nel cuore – e la persona della donna (che egli rinuncia a guardare): la donna, allora, tende ad essere trasferita in una dimensione ultraterrena, come creatura capace di dare salvezza (questo motivo sarà ampiamente sviluppato dagli stilnovisti).

L’ultima stanza è riservata al congedo – una consuetudine già provenzale e poi stilnovistica – nel quale il poeta si rivolge alla propria canzone invitandola a onorare l’amata e a indurla a riamarlo.

¹capfinidas la ripresa nel primo verso del concetto (ma può anche essere una parola) dei versi precedenti.

 

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