impero persiano

L’impero persiano: nascita, espansione, decadenza; l’organizzazione politica dell’Impero, la religione. Riassunto di Storia

I Persiani erano una popolazione indoeuropea che abitava fin dal II millennio a.C. l’altopiano iranico, cioè l’ampia regione a est della Mesopotamia, al di là dei monti Zagros. Oltre ai Persiani vivevano lì i Medi, anch’essi di origine indoeuropea, i quali insieme ai Babilonesi avevano abbattuto l’Impero assiro.

Le comunità iraniche erano dominate da un ristretto gruppo di famiglie aristocratiche, dalle cui fila veniva il re. Nel VII secolo a.C. emersero i sovrani della famiglia persiana degli Achemenidi, che conquistarono il predominio sull’intera regione unificandola in un unico regno, che comprendeva anche i Medi.

Più tardi, Ciro il Grande (559-530 a.C.), succeduto al padre Cambise, sconfisse i Medi (553-550 a.C.) e intraprese l’espansione verso il Mediterraneo, soggiogando l’Anatolia e la Lidia (547 a.C.). Ciro si volse poi alla Mesopotamia e occupò Babilonia nel 539 a.C., quindi la Fenicia, la Siria e la Palestina. Suo figlio Cambise II (530-522 a.C.) conquistò l’Egitto e Dario I (521-485 a.C.) portò l’impero alla massima estensione scontrandosi con gli Sciti e i Greci, occupando la Tracia e la Macedonia. Dario I fu duramente sconfitto dai Greci nella battaglia di Maratona nel 490 a.C.

Dopo la conquista di Alessandro Magno, nel 332 a.C. l’Impero persiano perse la propria indipendenza politica. Cominciò allora la fusione culturale con il mondo greco. La dinastia dei Sassanidi, al potere dal 226 d.C., portò a un periodo di rinascita. Dal 636 d.C. la Persia fu terra di conquista degli Arabi che ne iniziarono l’islamizzazione.

I Persiani non furono solo grandi conquistatori, ma anche vincitori magnanimi; alla brutalità dell’Impero assiro, quello persiano contrappose la moderazione: i sovrani vinti furono lasciati in vita, le città conquistate non subirono distruzioni, gli dèi e i culti locali furono conservati.

L’Impero persiano fu suddiviso da Dario in venti province, le satrapìe, ognuna affidata a un persiano di alto rango, il satrapo. I satrapi a loro volta erano controllati da funzionari imperiali e da un apposito corpo di ispettori viaggianti chiamati «le orecchie del re».

Dario avviò la costruzione di una rete stradale comprendente arterie lunghe oltre 2500 km, dotata di presìdi militari e stazioni per il cambio dei cavalli, che permetteva spostamenti rapidi e sicuri di uomini, eserciti, messaggeri, merci. Solo il sistema viario romano sarà superiore a quello persiano.

La pacificazione e l’unità politica favorirono la grande crescita degli scambi commerciali (fu in epoca persiana che piante dell’Estremo Oriente come il pistacchio, il sesamo, il nocciòlo, il pesco, il riso si diffusero nel Vicino Oriente).

La corte del Gran Re (così veniva chiamato il sovrano dei Persiani) non restava fissa in un’unica città, e si spostava tra Susa, Ectabana e Persepoli. La corte imperiale si spostava non solo per motivi bellici, ma soprattutto per esigenze pacifiche, di amministrazione.

I Persiani, in origine, praticavano una religione politeistica. Tra il VII e il VI sec. a.C. fu invece adottata una religione di tipo monoteistico. Il profeta di questa religione fu Zarathustra (chiamato poi Zoroastro dai Greci), un pesonaggio della cui attendibilità storica oggi molti dubitano. Per un approfondimento leggi Zoroastrismo, la religione fondata da Zarathustra