Le Grazie di Ugo Foscolo genesi e struttura

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Le Grazie di Ugo Foscolo
Le tre Grazie di Antonio Canova

Le Grazie di Ugo Foscolo: genesi e struttura. Riassunto dettagliato di Letteratura italiana.

La genesi dell’opera

Già nel 1803, Ugo Foscolo, in uno scritto a commento della sua traduzione della Chioma di Berenice di Callimaco, aveva inserito alcuni versi suoi fingendoli tradotti da un antico inno alle Grazie¹.

In seguito, nel 1808, il poeta ideò un Inno alle Grazie che poi allargò a tre inni. All’opera Foscolo lavorò, sia pure con varia intensità (il periodo più laborioso fu il triennio 1813-1816) per tutta la vita, lasciandola incompiuta in forma frammentaria.

Le Grazie di Ugo Foscolo fu pubblicato postumo e messo insieme dagli editori, con criteri diversi; sicché l’opera che oggi leggiamo è costruzione dei critici, e comprende sia passi che probabilmente Foscolo considerava definitivi sia altri che intendeva ancora rivedere e che non sono collocati al loro posto esatto.

A causa della frammentarietà, Le Grazie di Ugo Foscolo non fu molto apprezzato nell’Ottocento; ma nel Novecento, fatto oggetto di più attenti studi, è stato riconosciuto tra le più grandi prove della poesia foscoliana.

Le Grazie di Ugo Foscolo furono dal poeta stesso definito un poema «didattico-allegorico», ossia un componimento inteso ad insegnare «il vero ed il bello morale» attraverso immagini concrete che colpissero potentemente la fantasia; il «vero», secondo Foscolo, presentato alla fantasia «è accolto più facilmente e con più amore e con più tenacità nella mente».

Le Grazie di Ugo Foscolo: la struttura

Il poema Le Grazie, in endecasillabi sciolti, è diviso in tre inni. I tre inni sono distinti ma correlati, rispettivamente intitolati a Venere, dea dell’amore e della bellezza; Vesta, dea del focolare domestico; Pallade, dea dell’ingegno.

Le Grazie di Ugo Foscolo è dedicato allo scultore Antonio Canova che contemporaneamente stava lavorando al gruppo marmoreo de Le tre Grazie. Anche Canova, quindi, con altro linguaggio artistico, esprimeva lo stesso concetto di armonia e di equilibrio interiore che il poeta intendeva affidare ai suoi inni.

Nel primo inno il poeta narra l’origine delle Grazie e il passaggio del genere umano dalla condizione selvaggia alla civiltà.
Le Grazie, nella mitografia foscoliana, comparvero nella Preistoria insieme con Venere; («simbolo della natura universale») emersero con la dea stessa dalle onde del mar Ionio (anche Foscolo è nato in una delle isole del mar Ionio, Zacinto, alla quale ha dedicato uno dei suoi più celebri Sonetti, A Zacinto). Al loro apparire gli uomini, che vivevano allo stato ferino, vinti da ignota ammirazione, passarono dalla ferocia alla gentilezza, intesa quale coscienza e culto della bellezza, e si volsero alle arti della civiltà. Perciò Venere, nel tornare al cielo, lasciò sulla terra le Grazie affidando loro il compito di confortare gli uomini e di stimolare il loro progresso sulle vie della civiltà.

Il secondo inno è intitolato a Vesta. La scena è collocata sui colli di Bellosguardo, a Firenze (qui il poeta soggiorna tra il 1812 e il 1813 e fa la conoscenza di letterati e artisti, tra cui Antonio Canova). Il poeta vi immagina un rito in onore delle Grazie celebrato da tre donne (da egli amate), Eleonora Nencini, Cornelia Martinetti, Maddalena Bignami. Le tre donne rappresentano rispettivamente la musica, la poesia e la danza.

Nel terzo inno, intitolato a Pallade, la scena è collocata nell’Atlantide, il favoloso continente sommerso. Qui le tre Grazie si sono rifugiate per sfuggire all’imbarbarimento degli uomini e alla decadenza del mondo. Pallade le richiama sulla Terra; prima però fa tessere per loro, da divinità minori, un velo, perché le Grazie si coprano e si difendano «dal fuoco delle passioni divoratrici». Sul velo sono ricamate in tanti quadretti alcune scene che simboleggiano momenti e motivi fondamentali dell’esistenza umana: la giovinezza che fugge irrimediabilmente; l’amore coniugale; il dramma della guerra; la pietà del guerriero e la nostalgia della casa lontana; la dolce intimità dell’amicizia; l’amore materno.

Lo stile

Foscolo nel poma Le Grazie ha fatto ricorso a uno stile elegante e prezioso: la lingua è fitta di termini antiquati e dotti; i periodi hanno costruzioni latineggianti; l’insieme ha un tono preziosamente neoclassico.

¹Le Grazie (i Greci le chiamavano Càriti) erano dee della bellezza naturale e artistica; facevano parte del seguito di Afrodite, ma anche di Apollo e delle Muse. Il loro numero è variabile: nella tradizione riconducibile ad Esiodo (VIII-VII secolo a.C.) sono tre: Eufrosine (“La lieta”); Aglaia (“la splendente”); Talia (“la fiorita”).