Nomi o sostantivi: le regole nella grammatica italiana

Nomi o sostantivi: le regole nella grammatica italiana

I nomi o sostantivi sono la parte variabile del discorso, servono per indicare persone, animali o cose.

A) In relazione al significato i nomi si distinguono in:

  • comuni indicano una persona o una cosa in modo generico: ragazza, isola, elefante;
  • propri indicano una particolare persona o cosa, distinguendola dalle altre della stessa categoria: Laura, Sardegna, Dumbo.

I nomi comuni hanno la lettera iniziale minuscola, i nomi propri hanno la lettera iniziale maiuscola. Ci sono però delle eccezioni:

-i nomi propri si scrivono con l’iniziale minuscola quando sono usati come nomi comuni, per indicare non più un individuo, ma un tipo umano: Sei un giuda (= un traditore); Mi sento un ercole (= un tipo forzuto)

-i nomi comuni si scrivono con l’iniziale maiuscola quando sono usati come nomi propri, per indicare animali o cose personificate: Il Gatto rispose alla Volpe.

-davanti ai nomi propri non si usa l’articolo, anche se in molte regioni, soprattutto dell’Italia settentrionale, è un’abitudine molto comune

si mette invece l’articolo davanti ai cognomi usati al plurale e al cognome di una donna: Siamo andati a teatro con i Bianchi e ho visto la Rossi.

  • concreti indicano esseri e cose reali, che si percepiscono attraverso i sensi, si possono cioè vedere, udire, toccare, annusare, gustare: pappagallo, sedia, profumo;
  • astratti quando indicano ciò che non può essere percepito dai cinque sensi, ma è un prodotto del pensiero o dell’immaginazione (qualità, sentimenti, concetti): speranza, amore, rabbia.

Attenzione! Non è sempre facile distinguere il concreto dall’astratto. Ci sono infatti nomi che possono essere considerati concreti o astratti a seconda del contesto in cui sono usati: nella frase Gianni si è rotto il “naso”, il nome naso è concreto e indica l’organo dell’olfatto; nella frase Gianni ha buon “naso”, invece, il nome naso, usato nel senso figurativo di “intuito, spirito critico”, è astratto.

Ricorda che sono considerati concreti:

-i nomi di esseri, cose, luoghi della fantasia (fata, mago, fantasma ecc.) e delle religioni (Dio, angeli, Zeus) perché sono immagini con le caratteristiche di entità concrete

-i nomi di organizzazioni sociali, politiche, economiche, sportive, in quanto formate da persone e localizzate in luoghi precisi (il parlamento, il sindacato…).

  • individuali indicano una sola persona, un solo animale o una sola cosa: giocatore, pecora, nave;
  • collettivi pur essendo al singolare, indicano un insieme di persone, di animali o di cose della stessa specie: squadra (un insieme di giocatori), gregge (un insieme di pecore), flotta (un insieme di navi).

Ricorda! I nomi collettivi, pur indicando più elementi, sono di forma singolare e concordano con il verbo al singolare: La banda ha attraversato il paese. La forma con il verbo al plurale viene talora accettata, quando sono specificati gli elementi che costituiscono il nome collettivo: Una flotta di navi entrarono nel porto.

B) In relazione alla forma i nomi sono:

  • di genere maschile (Marco, amico, gatto) o di genere femminile (Marta, amica, gatta)
  • di numero singolare (quando indica un solo essere o una sola cosa: la nonna, un cavallo, la sedia) o di numero plurale (quando indica più esseri o più cose: le nonne, due cavalli, le sedie).

Attenzione! Riguardo al genere, non esistono purtroppo regole precise per distinguere i nomi di cosa maschili da quelli femminili. È facile riconoscere il genere quando il nome è accompagnato dall’articolo, che concorda sempre in genere e numero con il nome. Negli altri casi tenete presente la seguente divisione dei nomi in gruppi secondo la loro terminazione:

nomi in -a sono quasi tutti femminili (scuola, terra, luna, cera ecc.); rari i maschili (poeta, Luca), spesso con la desinenza in –ema e in –ma (poema, problema, diploma ecc.);

nomi in -o sono quasi tutti maschili (ramo, palazzo, fumo ecc.); rari i femminili (mano, radio, biro ecc.);

nomi in consonante sono quasi tutti maschili (sport, bar, lapis, ecc.); rari i femminili e per lo più stranieri (girl = ragazza, gang = gruppo di malviventi ecc.).

I nomi indicanti esseri viventi hanno forme diverse per indicare il genere. Vediamo come questi nomi si comportano per esprimere, attraverso la forma, la differenza di genere:

nomi mobili passano dal maschile al femminile modificando la desinenza o aggiungendo un suffisso. Indichiamo qui di seguito i tipi di trasformazione più comuni:

nomi maschili nomi maschili nomi femminili nomi femminili
-o ragazzo, Antonio -a ragazza, Antonia
-a poeta, profeta -essa poetessa, profetessa
-e leone, conte

infermiere, signore

-essa

-a

leonessa, contessa

infermiera, signora

-tore pittore

dottore

-trice

-essa

pittrice

dottoressa

 

Ci sono i nomi che formano il femminile aggiungendo alla radice il suffisso -ina: gallo → gallina, eroe → eroina, re → regina

Ci sono nomi che formano il femminile cambiando parte del tema: abate → badessa, stregone → strega, dio → dea, cane → cagna.

nomi indipendenti hanno forme completamente diverse per il maschile e per il femminile:

maschile femminile
maschio femmina
padre madre
marito moglie
fratello sorella
genero nuora
uomo donna
celibe nubile
frate suora
toro mucca
montone pecora

 

nomi di genere comune hanno una forma unica per il maschile e per il femminile: artista, turista, barista, ciclista, insegnante. Per riconoscere il genere di questi nomi è necessario ricorrere al contesto (articoli o aggettivi o altre parole della frase). Al plurale, però, le due forme spesso sono distinte: gli artisti / le artiste.

nomi di genere promiscuo. Sono tali numerosissimi nomi di animali che hanno una sola forma per indicare sia il maschio sia la femmina. Tigre e giraffa, pur essendo nomi femminili, indicano sia il maschio sia la femmina; e così giaguaro e puma, a loro volta, pur essendo maschili, indicano sia il maschio sia la femmina. Se vogliamo precisare il sesso di tali animali, dobbiamo dire: la tigre maschio, la tigre femmina oppure il maschio della tigre, la femmina della tigre.

Attenzione! Riguardo al numero la maggior parte dei nomi forma il plurale cambiando la desinenza (nomi variabili), altri non cambiano forma dal singolare al plurale (nomi invariabili). Ci sono nomi che hanno solo il plurale o solo il singolare (nomi difettivi) e nomi che hanno più di una forma al singolare o al plurale (nomi sovrabbondanti).

C) In relazione alla struttura, i nomi si distinguono in:

  • nomi primitivi non derivano da nessun’altra parola della lingua italiana. Sono costituiti dalla radice e dalla desinenza. Libro: libr → radice, o → desinenza. Dai nomi primitivi derivano i nomi derivati, alterati e composti;
  • nomi derivati derivano dai nomi primitivi con l’aggiunta di un prefisso o di un suffisso o di entrambi: disonore, incoscienza, fiorista, fioraio, infiorescenza, sfioritura;
  • nomi alterati modificano il significato del nome da cui derivano aggiungendo un suffisso. A seconda dei suffissi che li compongono i nomi alterati si dividono in diminutivi, vezzeggiativi, accrescitivi, peggiorativi (vedi tabella);
  • nomi composti formati dall’unione di due o più parole. Le parole che si uniscono a formare i nomi composti possono essere di vario tipo (vedi tabella)