iliade libro ventiquattresimo riassunto
Il corpo di Ettore riportato a Troia, sarcofago romano, 180-200 d.C., Parigi, Museo del Louvre, dalla collezione borghese

Iliade Libro Ventiquattresimo. Riassunto del Libro Ventiquattresimo dell’Iliade. Achille infierisce sul cadavere di Ettore. L’intervento di Zeus. Il colloquio tra Priamo e Achille. I funerali di Ettore.

Dopo i giochi funebri, gli Achei pranzano e poi dormono. Achille però non riesce a dormire e piange l’amico Patroclo. Insonne, inquieto, furioso, Achille non sa rassegnarsi alla morte e infierisce ancora sul cadavere di Ettore, che trascina ogni mattina per tre volte intorno alla tomba di Patroclo. Tuttavia, per intervento di Afrodite e di Apollo, il corpo di Ettore è preservato dalle ingiurie e dalla corruzione.

Tutti gli dèi hanno pietà per Ettore e vorrebbero mandare Ermes a sottrarre il suo corpo dalle mani di Achille, nonostante il parere delle divinità più fieramente avverse ai Troiani (Era, Atena e Poseidone).

Dopo dodici giorni dalla morte di Ettore, Apollo nel concilio degli dèi, accusa apertamente Achille di disumanità e minaccia una ritorsione contro di lui. Era, moglie di Zeus, replica sostenendo che non si può attribuire lo stesso onore a Ettore e ad Achille, che è figlio della dea Teti.

Zeus interviene a risolvere la contesa. Il re degli dèi convoca Teti sull’Olimpo e le ordina di convincere suo figlio Achille a restituire il corpo di Ettore dietro compenso di un ricco riscatto. Contemporaneamente invia a Troia Iride, la messaggera degli dèi, perché suggerisca a Priamo di recarsi alla tenda di Achille per riscattare il cadavere del figlio.
Ecuba, i suoi figli e gli stessi Troiani cercano di dissuaderlo, ma il vecchio re, compiuto un rito propiziatorio a Zeus, fa deporre ricchissimi doni su un carro, lo affida al vecchio araldo Ideo e si allontana dalla città sul suo cocchio, seguendo il carro.

Ermes protegge il cammino di Priamo e Ideo. Quando scende la sera e i due vecchi si fermano sulle rive del fiume Scamandro per far abbeverare mule e cavalli, il dio Ermes si presenta loro nelle sembianze di un giovane mirmìdone. Dice di aver molto ammirato il coraggio di Ettore e fornisce al re, che gli ha chiesto di fargli da guida e da scorta, altre rassicurazioni: nonostante siano trascorsi dodici giorni dalla sua morte, il corpo di Ettore è intatto perché gli dèi lo preservano dalla corruzione.

Ermes/giovane mirmìdone guida poi i due vecchi all’accampamento acheo, apre le porte del campo, addormenta le sentinelle e li conduce alla tenda di Achille. A quel punto si rivela al re e gli offre consigli su come persuadere Achille: commuoverlo col ricordo del padre, poi scompare.

Priamo entra nella tenda di Achille e si getta supplice ai suoi piedi e in più gli bacia le mani in un gesto estremo, non rituale, che suscita sorpresa.

Priamo invita subito Achille a ricordarsi di suo padre Peleo, vecchio come lui e come lui angustiato.

Achille fa alzare il vecchio Priamo, perché non vuole che continui a umiliarsi (l’accenno di Priamo a Peleo ha già avuto i suo effetti!).

In lungo discorso, Achille parla a Priamo della comune infelicità umana: a differenza degli dèi, gli uomini vivono nel dolore. Anche se Zeus dà a un uomo una sorte felice, nella sua vita arriverà prima o poi una parte di sofferenza, come Peleo, che ha avuto ricchezza, splendore, una dea come sposa, ma un solo figlio destinato a morire presto e lontano da lui; o come Priamo stesso, che regnava su una vasta terra, ricco di potere e della gloria di figli valorosi di cui la guerra lo ha però privato. Ma c’è anche chi, più sventurato ancora, ha avuto da Zeus solo la malasorte ed è destinato ad avere sempre e solo affanni.

Achille e Priamo sono ora riconciliati. Achille accetta il riscatto che il re gli offre e dà alle sue ancelle l’ordine di lavare e ungere il corpo di Ettore. Achille invita poi Patroclo, ora nell’Ade, a non adirarsi per il rilascio di Ettore e gli promette una parte del riscatto.

Deposto il cadavere sul carro di Priamo, Achille invita il re a cenare con lui e Priamo gli chiede ospitalità per la notte. Achille fa preparare i letti per Priamo e per l’araldo che lo accompagna. Concorda con il vecchio re una tregua di undici giorni per la celebrazione dei funerali di Ettore, poi i combattimenti riprenderanno, secondo la volontà del destino.

Durante la notte, il dio Ermes compare a Priamo e lo invita a lasciare subito l’accampamento greco per non correre il rischio di essere fatto prigioniero da Agamennone e dagli altri Greci. Il dio stesso aggioga i cavalli e i muli e guida Priamo e l’araldo attraverso il campo acheo, senza che nessuno li veda. Una volta che i due sono giunnti al sicuro al guado del fiume Xanto, Ermes risale all’Olimpo.

È l’aurora quando Priamo e Ideo giungono in vista delle mura di Troia, dall’alto delle quali li scorge Cassandra, figlia di Priamo. Tutto il popolo accorre piangendo mentre gli aedi intonano il lamento funebre insieme alle donne in lutto.

Andromaca compiange lo sposo morto prematuramente, se stessa rimasta vedova, il piccolo figlio orfano, la città priva di difensore. Prevede che presto la città cadrà, le donne saranno portate via come prigioniere, il bambino sarà destinato anch’egli alla schiavitù oppure sarà gettato dalla torre per vendetta da un Acheo a cui Ettore ha ucciso un familiare. Ma più di tutto Andromaca ricorda la propria perdita, la più grave di tutte: Ettore è morto lontano da lei, senza poterle dare un ultimo abbraccio, senza dirle una parola intensa.

Ecuba nel suo lamento funebre ricorda gli altri suoi figli fatti prigionieri da Achille e venduti in isole lontane e poi l’accanimento di Achille contro il corpo di Ettore, per sottolineare che tanta crudeltà non poteva far resuscitare Patroclo e non ha minimamente sfigurato il figlio rimasto perfetto e intatto come se fosse appena morto per una freccia benigna di Apollo (gli antichi definivano così le morti improvvise e indolori).

Elena pronuncia il suo lamento per terza. Ella di Ettore rimpiange la generosità, che ha alleviato la sua solitudine in una terra straniera nella quale è odiata da tutti.

Su invito di Priamo, il popolo erige una grandissima catasta di legna, sulla quale il corpo di Ettore viene cremato. Non ci sono sacrifici umani, né uccisioni sacrificali di animali come era avvenuto per i funerali di Patroclo.

Fratelli e amici raccolgono le ossa e le dispongono in una cassa d’oro che viene poi sepolta sotto un tumulo di pietre e di terra. Le sentinelle vegliano sulla tomba per proteggerla: la tregua sta per terminare.

Le celebrazioni funebri terminano con un solenne banchetto che Priamo offre a tutto il popolo per onorare il figlio morto e per confortare i Troiani dopo il lungo lutto.

L’Iliade si chiude al verso 804 con il nome di Ettore, mentre si era aperto con il nome di Achille.