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Esopo: vita e favole dell’iniziatore del genere favolistico

Esopo è il celebre favolista greco vissuto intorno al VII-VI secolo a.C., considerato l’iniziatore del genere favolistico. Sotto il suo nome sono giunte circa 500 favole, molte delle quali aggiunte e rimaneggiate in epoca ellenistica.

Esopo – vita

La sua vita non ha riferimenti storici ben precisi. Secondo la descrizione di Plutarco, Esopo, schiavo di origine frigia, avrebbe avuto aspetto deforme e lingua impacciata dalla balbuzia. Erodoto ci informa che a Samo egli fu compagno di schiavitù della cortigiana Rodopi, amata dal fratello di Saffo. Dopo l’affrancamento, viaggiò a lungo per tutto l’Oriente, spingendosi fino a Babilonia e in Egitto, ospite alla corte di vari re, dei quali si conquistò il favore con le sue sagge risposte a enigmi e domande di vario genere. Infine tornò in Grecia e fu ucciso a Delfi dai suoi abitanti. Secondo la tradizione, infatti, Esopo avrebbe rivolto accuse di dissolutezza sia ai cittadini sia ai sacerdoti, ed essi per punirlo lo accusarono ingiustamanente di furto sacrilego e lo lanciarono da una rupe. Il dio Apollo, però, volle vendicarne la morte diffondendo nella città di Delfi la pestilenza e altri disastri, che cessarono solo dopo molti sacrifici agli dèi per riabilitare il nome di Esopo (fatto che servì a diffonderne la fama). A questo tragico episodio allude Aristofane nella sua commedia Le vespe.

Le favole di Esopo – struttura e caratteristiche

La struttura della favola esopica è semplice e costante: le favole sono quasi tutte molto brevi, prive di riferimenti spaziali e temporali precisi, conferendo loro un valore universale e senza tempo; lo stile è chiaro ed essenziale. Ciascuna favola termina con una morale, ossia l’insegnamento che si deve trarre dalla vicenda narrata. La morale della favola esopica è a volte ottimistica, ma più spesso amara, soprattutto quando dimostra che a questo mondo non basta avere ragione per ottenere giustizia, o almeno per non subire ingiustizia.

Protagonisti degli episodi sono soprattutto gli animali che parlano e si comportano come persone. Essi rappresentano con i loro comportamenti i vizi e le virtù degli uomini. Hanno caratteristiche e personalità fisse: ad esempio, la volpe raffigura l’astuzia; il leone la forza, la potenza; l’asino la stupidità; il lupo la prepotenza; l’agnello l’ingenuità, la timidezza; la formica la laboriosità, la previdenza; la cicala la leggerezza, la superficialità e così via.

Tra i personaggi sono presenti anche elementi naturali, come il vento Borea o il Sole, se non addirittura divinità, come Zeus o Afrodite. Compare a volte anche l’uomo, anch’egli sotto vari aspetti: ora come un sempliciotto assai corto di cervello ora come un onesto taglialegna ora come un cinico profittatore della debolezza altrui.

Le favole di Esopo nel tempo

Le favole esopiche costituivano, insieme ai poemi omerici (Iliade e Odissea), un testo scolastico. I giovani greci, infatti, attraverso questi piacevoli racconti imparavano un complesso di norme, di regole utili al viver comune, quali: la fedeltà nell’amicizia; la riconoscenza per i benefici ricevuti; l’amore per il lavoro; l’importanza della sincerità e della moderazione; l’accettazione del destino.

Le favole di Esopo furono riprese in età repubblicana e augustea da poeti come Ennio, Plauto, Lucilio e soprattutto Orazio.
Nell’età di Tiberio il corpus esopico fu latinizzato da Fedro.

Dopo Fedro, la favola ebbe grande fortuna nel Medioevo; fu invece del tutto trascurata dagli Umanisti del Quattrocento per essere poi rivalutata nel Cinquecento durante il Rinascimento. Sono di questo periodo le favole di Leonardo da Vinci.

La favola fu rivalutata in particolare nel Seicento da Jean de La Fontaine. Questi, ispirandosi a Esopo e Fedro, offre per mezzo degli animali un quadro della vita e della società del suo tempo, mettendone in rilievo vizi e virtù.

Sul sito Studia Rapido leggi le favole di Esopo:

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