Regno d’Italia governato da Destra e Sinistra storica

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Vittorio Emanuele II di Savoia

Il Regno d’Italia è proclamato a Torino il 17 marzo 1861. Quello stesso giorno, il Parlamento nazionale, eletto poche settimane prima, proclama all’unanimità Vittorio Emanuele II di Savoia (1820-1878) “re d’Italia per grazia di Dio e volontà della Nazione”.

Presidente del Consiglio è invece Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861). La Carta Costituzionale adottata, e poi rimasta in vigore per tutta la durata del Regno (periodo fascista compreso), è lo Statuto albertino del Regno di Sardegna, concesso da Carlo Alberto di Savoia (1798-1849) nel 1848.

Rispetto agli attuali confini italiani, nel 1861 il Regno d’Italia è privo di Roma e di parte del Lazio (ancora controllati dallo Stato della Chiesa e difesi da truppe dell’Impero francese), del Veneto e del Triveneto, del Trentino e dell’Alto-Adige (territori che, all’epoca, fanno parte dei possedimenti austriaci).

Nel 1866, al termine della Terza guerra d’indipendenza, l’Austria cede alla Francia il Veneto, che è annesso all’Italia.

Nel 1870, dopo la Breccia di Porta Pia, anche Roma e il Lazio entrano a far parte del Regno d’Italia; dall’anno seguente Roma ne diventa capitale (in precedenza lo sono state Torino dal 1861 e Firenze dal 1864). Gli altri territori (comprendenti Trento, Gorizia, Trieste, Bolzano) sono invece annessi al Regno solo alla fine della Prima guerra mondiale.

Nel 1861 il Regno d’Italia conta 26 milioni di abitanti (Veneto compreso). Il 78% della popolazione è analfabeta. Il Nord è più ricco e industrializzato. Il Sud povero e arretrato. Le ferrovie si sviluppano per soli 2500 chilometri.

Il 6 giugno 1861 muore Cavour, a meno di tre mesi dalla proclamazione del Regno d’Italia; il gruppo dirigente che tiene le redini del Paese fino al 1876 proseguendone l’opera è quello della Destra storica (1861-1876). Agli anni di governo della Destra storica seguono quelli della Sinistra storica che iniziano con Agostino Depretis e si concludono con Francesco Crispi nel 1896.

1861-1876. Il Regno d’Italia governato dalla Destra storica

I leader della Destra storica realizzano sul piano amministrativo e legislativo, una rigida centralizzazione.

Tra le circostanze che li spingono in tale direzione va ricordato un fenomeno complesso, quello del brigantaggio, che si trasforma presto in una guerra civile. Per un approfondimento leggi Il brigantaggio e le sue cause.

Sul piano economico, la linea liberistica seguita dalla Destra storica produce un’intensificazione degli scambi che favorisce lo sviluppo dell’agricoltura e consente l’inserimento del nuovo Stato nel contesto economico europeo.

È importante anche l’impegno della Destra nella creazione delle infrastrutture necessarie allo sviluppo economico (strade, ferrovie).

Nell’immediato, tuttavia, il tenore di vita della popolazione non migliora e diminuisce il peso percentuale delle attività industriali.

La distanza tra la classe dirigente e il «paese reale» è aumentata dalla dura politica fiscale seguita dalla Destra. Particolarmente impopolare è la tassa sul macinato, o meglio sulla macinazione del grano, alla quale non si può sfuggire perché deve essere pagata al mugnaio (che poi la versa allo Stato) all’atto di ritirare la farina. Essa provoca violente agitazioni sociali in tutta la penisola.

1876-1896. Il Regno d’Italia governato dalla Sinistra storica

Il 18 marzo 1876 il governo della Destra storica è battuto alla Camera su un progetto di legge relativo alla statalizzazione delle ferrovie, cedendo il passo alla Sinistra.

Governo Agostino Depretis

Il 25 marzo 1876, il leader della Sinistra storica, Agostino Depretis (1813-1887) riceve dal re (che morirà due anni dopo lasciando il trono a Umberto I, 1878-1901) l’incarico di formare il governo.

Agostino Depretis, iniziatore della politica del trasformismo (gestione del potere e del governo fondato su una rete di accordi su base locale e favoritismi ad personam negoziati e concessi di volta in volta) resta alla guida del Paese quasi ininterrottamente fino al 1887.

Depretis vara riforme dell’istruzione (1877, Legge Coppino) e del sistema elettorale (1882).

La nuova legge elettorale introduce come requisito fondamentale l’istruzione, concedendo il diritto di voto a tutti i cittadini maschi che abbiano compiuto il ventunesimo anno d’età e  superato l’esame finale del corso elementare obbligatorio, o dimostrino comunque di saper leggere e scrivere. Il requisito di censo è mantenuto, in alternativa a quello d’istruzione, e abbassato di circa la metà: da 40 lire a 20 lire di imposte annue pagate. Gli elettori diventano poco più di 2 milioni, pari al 7% della popolazione e a circa un quarto dei maschi maggiorenni. Il corpo elettorale risulta tuttavia più che triplicato rispetto alle ultime consultazioni.

Nel 1879 il governo Depretis abolisce la tassa sul macinato. In politica estera, il 20 maggio 1882, stringe con Germania e Austria-Ungheria, un patto militare difensivo, la Triplice Alleanza, in funzione essenzialmente antifrancese. Dà inizio a una sfortunata politica coloniale sulle coste del Mar Rosso che finisce tragicamente il 27 gennaio 1887 quando gli Etiopici massacrano a Dogali, in Eritrea, 500 italiani.

Il 29 luglio 1887 muore Depretis. A lui succede Francesco Crispi (1818-1901), che conserva il potere fino fino al 1891 e poi dal 1893 al 1896.

Governo Francesco Crispi

Crispi, ex mazziniano, poi monarchico e fervente nazionalista, è ammiratore di Bismarck. Vera, tra l’altro, leggi sulla sanità pubblica (1888) e il nuovo Codice Penale Zanardelli (1889) che abolisce la pena di morte e ammette il diritto di sciopero.

La sua politica estera porta alla «guerra doganale» con la Francia e a un maggior impegno in Africa orientale. In campo coloniale, infatti, sigla il Tratttato di Uccialli (2 maggio 1889), per cui l’Etiopia riconosce all’Italia le conquiste in Eritrea (proclamata colonia il 5 maggio 1890). La politica coloniale di Crispi risulta, tuttavia, troppo costosa per il bilancio dello Stato in un momento di grave crisi economica. Messo in minoranza in una votazione alla Camera, Crispi si dimette all’inizio del 1891.

Governo Giovanni Giolitti

Nel maggio 1892, dopo un intermezzo in cui la guida del governo è affidata al marchese Antonio di Rudinì (febbraio 1891-maggio 1892), esponente di quell’ala della destra conservatrice che si è opposta alla politica coloniale e finanziaria di Crispi, la presidenza del Consiglio passa al piemontese Giovanni Giolitti (maggio 1892-dicembre 1893).

Giolitti si presenta con un programma piuttosto avanzato. In politica finaziaria mira a una più equa ripartizione del carico fiscale, che risparmi i ceti disagiati e colpisca con aliquote più alte i redditi maggiori. In politica interna è contrario all’intervento repressivo contro il movimento operaio e le organizzazioni popolari.

Nel 1893 Giolitti è costretto alle dimissioni per lo scandalo della Banca Romana, in cui è coinvolto anche Crispi.

Governo Francesco Crispi

A sostituire Giolitti al governo è chiamato nuovamente Francesco Crispi (1893-1896). In campo economico Crispi avvia una politica di risanamento del bilancio basata su pesanti inasprimenti fiscali. In materia di ordine pubblico non esita a impiegare, contro le agitazioni sociali in atto, l’esercito. Ma il colpo definitivo per Francesco Crispi viene dalla guerra con l’Etiopia. Il 1° marzo 1896 l’esercito italiano si scontrò ad Abba Garimà (Adua) contro le truppe etiopiche, riportando una sconfitta (una colonna italiana di 16.000 uomini è praticamente annientata), che costringe Crispi alle dimissioni.

Antonio di Rudinì al Governo del Regno d’Italia

Al suo successore, ancora una volta Antonio di Rudinì, non resta che concludere in tutta fretta una pace con l’Etiopia che garantisca almeno la presenza italiana in Eritrea e Somalia.

Al ventennio di governo della Sinistra storica (1876- 1896) segue la grave crisi di fine secolo (1896-1901). Per un approfondimento leggi L’Italia nella crisi di fine secolo, 1896-1901

L’articolo Il Regno d’Italia governato dalla Destra e dalla Sinistra storica è tratto da Riassunti di Storia – volume 8 di Studia Rapido e Riassunti di Storia – volume 9 di Studia Rapido