Galeazzo Ciano, il genero di Mussolini
Galeazzo Ciano e sua moglie Edda Mussolini

Galeazzo Ciano nasce a Livorno, il 18 marzo 1903. Suo padre è l’Ammiraglio Costanzo Ciano, medaglia d’onore nella Prima guerra mondiale.

Galeazzo Ciano: i primi anni

Nel 1925 si laurea in Legge ed entra in diplomazia; passa da un incarico a un altro: addetto all’ambasciata di Rio de Janeiro, alla legazione di Pechino come primo segretario (1927), a quella di Buenos Aires e all’ambasciata italiana presso la Santa Sede (1930) appena aperta dopo la stipula dei Patti Lateranensi dell’anno prima.

Il matrimonio con Edda Mussolini

Nel 1930 incontra e sposa Edda, figlia primogenita di Mussolini. Abbandona allora la diplomazia ed entra in politica sotto l’ala protettrice del suocero.

Nel 1933 Galeazzo Ciano è nominato capo dell’ufficio stampa del capo del governo; quindi sottosegretario alla stampa e propaganda (1935); membro del Gran consiglio del fascismo.

Prende parte alla guerra d’Etiopia con una squadriglia d’aviazione; riceve una medaglia d’argento ed è nominato ministro degli Affari esteri (1936).

In qualità di ministro degli Affari esteri, Galeazzo Ciano dapprima asseconda docilmente la politica di Mussolini (intervento nella guerra civile spagnola, avvicinamento alla Germania nazista, occupazione dell’Albania), ma poi a poco a poco il suo entusiasmo per la Germania di Hitler si raffedda.

Poco prima l’inizio della guerra

Dopo l’incontro con il ministro degli Affari esteri tedeco Ribbentrop per la firma del Patto d’acciaio (maggio 1939), si va sempre più convincendo che la Germania trascinerà in guerra l’Italia rendendola un docile strumento nelle sue mani.

Perciò, a partire dall’agosto 1939, Galeazzo Ciano svolge un’efficace azione «frenante» presso Mussolini e lo convince per la «non belligeranza» per la prima fase della guerra.

Il 16 dicembre 1939 Ciano pronuncia alla Camera un discorso sostanzialmente antitedesco, ma non può evitare, dopo le vittorie tedesche della primavera 1940, l’entrata in guerra dell’Italia in giugno.

La condotta di Galeazzo Ciano durante la seconda guerra mondiale

Galeazzo Ciano si è ormai attirato l’ostilità dei tedeschi e soprattutto di Ribbentrop e si limita a una condotta passiva, improntata a scetticismo sull’esito della guerra. È però tra i promotori dell’infelice operazione militare contro la Grecia nell’aprile 1941 (sarà solo l’appoggio militare tedesco a determinare la vittoria); tenta un riavvicinamento con la Iugoslavia; cerca di legare a sé l’Ungheria, ma non riesce ad attenuare i sospetti da cui è circondato da parte degli elementi più intransigenti del fascismo.

Il 5 febbraio 1943 Mussolini attua un cambio generale di ministri, nominando Ciano ambasciatore presso la Santa Sede.

Pochi mesi dopo, nella seduta del Gran Consiglio nella notte tra il 24 e il 25 luglio, Ciano vota contro il suocero; il re fa arrestare Mussolini e nomina il maresciallo Pietro Badoglio capo di un governo incaricato di aprire trattative di armistizio con gli Alleati.

Dopo l’arresto di Mussolini, Galeazzo si reca in Germania convinto che i tedeschi lo aiuteranno a riparare in Spagna; invece viene trattenuto come prigioniero.

In seguito agli avvenimenti dell’8 settembre 1943, perseguitato anche dall’odio di Ribbentrop, il 19 ottobre viene consegnato ai fascisti della Repubblica sociale italiana (anche detta Repubblica di Salò); questi lo rinchiudono nel carcere di Verona.

La condanna e la morte

Sottoposto a processo per alto tradimento insieme con i membri del Gran consiglio firmatari dell’ordine del giorno, presentato da Dino Grandi, contrario a Mussolini, è condannato alla pena capitale e fucilato con De Bono, Pareschi, Gottardi e Marinelli al forte Procolo, presso Verona (11 gennaio 1944).

La fuga di Edda e il Diario di Ciano

La moglie Edda ha tentato con ogni mezzo di salvarlo. Lei fugge allora in Svizzera; porta con sé cinque delle sette grosse agende in cui è contenuto il Diario del marito (quelle che si riferiscono al periodo 1939-1943); le altre due restano in Italia con i volumi dei Colloqui.

Subito dopo la guerra, sono pubblicate le cinque più importanti agende del Diario; qualche anno più tardi, le altre due (che annotano gli avvenimenti dall’agosto 1937 al dicembre 1938).

Questi Diari sono una testimonianza di prima mano degli anni più fatali della politica italiana e mondiale, utili per ricostruire le complesse vicende che portarono alla seconda guerra mondiale e ne governarono gli eventi.

Dai Diari emergono anche difetti e virtù dell’autore, tipico rappresentante della seconda generazione fascista, osservatore brillante e spregiudicato, ma spesso superficiale e contraddittorio nei suoi giudizi e nelle sue azioni, che pagò con la vita colpe non soltanto sue.