Mussolini: storia e cronologia riassunto

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Mussolini: la storia e la cronologia

Dettagliata biografia di Benito Mussolini; Mussolini e il Fascismo – riassunto di storia

Mussolini: la nascita, la gioventù, la formazione

Benito Mussolini nasce a Dovia di Predappio, in provincia di Forlì, il 29 luglio 1883. È figlio di un fabbro e di una maestra elementare.

Studia dai salesiani; si diploma a sua volta da maestro. Dopo aver insegnato come supplente nella scuola rurale di Gualtieri (Reggio Emilia), fa aperta professione di antimilitarismo ed emigra in Svizzera (1902). Questa decisione gli attira la condanna a un anno di carcere per diserzione.

In Svizzera lavora come manovale e commesso, finché la sua attività di propaganda antirivoluzionaria e anticlericale lo fa espellere dal paese.

Torna in Italia nel 1905, grazie all’aministia concessa nel 1904 per la nascita del principe ereditario Umberto; abbandona temporaneamente le idee che lo hanno spinto a emigrare e presta servizio militare come bersagliere a Verona fino al settembre 1906. Si dedica poi all’insegnamento e contemporaneamente abbraccia quella che considera la sua vera vocazione, il giornalismo.

Mussolini diventa un membro molto attivo del Partito socialista, finché il 1° dicembre 1912 lo nominano direttore del giornale Avanti, organo ufficiale del partito, e si trasferisce a Milano.

La moglie Rachele Guidi, i figli, Claretta Petacci

Nel 1915 sposa civilmente Rachele Guidi. Dal matrimonio nascon Edda, futura moglie di Galeazzo Ciano; Vittorio, Bruno, Anna Maria e Romano. Molti anni più tardi stringe una relazione con una giovane donna, Claretta Petacci, alla fine fucilata assieme a lui.

Mussolini e la Prima guerra mondiale

Nel 1914, appena scoppiata la Prima guerra mondiale, Mussolini è dapprima risolutamente neutralista, poi invece si schiera nettamente a favore dell’intervento dell’Italia in guerra. Questa cosa gli vale l’espulsione dal partito e lo induce a fondare un proprio giornale Popolo d’Italia.

Richiamato alle armi nell’agosto 1915, Mussolini presta servizio nei bersaglieri; nel febbraio 1917 rimane ferito durante un’esercitazione; dopo vari mesi di ospedale può abbandonare la zona di guerra e riprende la direzione del Popolo d’Italia.

Lo squadrismo

Il 23 marzo 1919, Mussolini fonda a Milano i Fasci italiani di combattimento, poi trasformato in Partito Nazionale Fascista (PNF) nel novembre 1921.

Mussolini e la marcia su Roma

La presa diretta del potere culmina il 28 ottobre 1922 nella marcia su Roma delle camicie nere. Questa non incontra praticamente alcuna resistenza da parte delle autorità civili e militari; il re, dopo aver rifiutato di firmare il decreto di stato d’assedio presentatogli da Facta, il 30 ottobre incarica Mussolini di formare il nuovo governo. Egli forma un gabinetto di coalizione con liberali, nazionalisti e popolari.

Il 12 gennaio 1923 istituisce il Gran consiglio del fascismo; poco dopo dà un assetto stabile allo squadrismo con la creazione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (di fatto, esercito al servizio del capo del governo).

Il 18 novembre 1923 fa approvare una legge elettorale maggioritaria (legge Acerbo) intesa a garantire al partito di maggioranza relativa i due terzi circa dei seggi della camera.

Il delitto Matteotti

Le elezioni del 6 aprile 1924 si svolgono in un clima di intimidazione e di violenze; alla fine assicurarono alla lista fascista (il «listone») il 64% dei voti. Ma l’assassinio ad opera di squadristi (10 giugno 1924) del deputato socialista Giacomo Matteotti cha ha denunciato alla Camera brogli e intimidazioni in campagna elettorale, provoca nel Paese un’ondata d’indignazione da cui Mussolini rischia di essere travolto.

Tuttavia i partiti di opposizione si limitano a un atteggiamento di protesta passiva («secessione aventiniana», per protesta le sinistre si ritirarono dall’assemblea), mentre il re, dopo qualche esitazione, conferma la fiducia a Mussolini, che può riprendere in mano la situazione.

Col discorso del 3 gennaio 1925 Mussolini, ormai certo di aver in pugno il Parlamento, assume alla Camera la responsabilità dell’accaduto e inaugura la fase dittatoriale e «totalitaria» del regime fascista.

La fascistizzazione dell’Italia

Il 4 dicembre 1925 sono emanate le cosiddette leggi fascistissime che gli attribuiscono ampi poteri, mentre molti oppositori, tra cui Don Luigi Sturzo, Nitti ed esponenti di sinistra lasciano l’Italia minacciati dalle intimidazioni del regime.

Il 6 novembre 1926 sono soppressi i partiti (tranne quello fascista), le organizzazioni sindacali e ogni libertà di stampa e di riunione. Ai parlamentari non fascisti è tolto il mandato. È istituita anche una polizia politica (OVRA).

Il 25 novembre 1926 è istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato incaricato di giudicare i reati politici. È restaurata la pena di morte.

Una nuova legge elettorale (1928) stabilisce un’unica lista fascista di candidati alla Camera.

I Patti Lateranensi

L’11 febbraio 1929 sono firmati i Patti Lateranensi, che risolvono il grave problema dei rapporti tra Stato e Chiesa rimasto insoluto dal 1870, anno della presa di Roma.

La politica economica

In economia, al liberismo praticato fino al 1925 succede l’interventismo statale a sostegno dell’industria.

Nel 1927 è rivalutata la lira (è fissata a quota 90 la parità con una sterlina) e dopo la crisi del 1929 si avviano grandi opere pubbliche.

Per sostenere le imprese nascono l’Istituto Mobiliare Italiano (IMI, 1931) e l’Istituto di Ricostruzione Industriale (IRI, 1933).

Dal 1934 è proclamata l’autarchia economica. L’intera vita economica è quindi posta sotto il controllo del governo.

La Camera dei fasci e delle corporazioni

Infine anche il Parlamento fascista è soppresso e sostituito, con la legge del 19 gennaio 1939, dalla Camera dei fasci e delle corporazioni (composta di membri del Gran consiglio del fascismo e dal Consiglio nazionale delle corporazioni). Il suo compito è quello di collaborare col governo allo studio e alla preparazione delle leggi.

La dittatura fascista

Nei primi anni del regime, Benito Mussolini, per non destare preoccupazioni nei governi stranieri, aveva più volte ribadito che l’ideologia fascista non avrebbe influito sulla politica estera italiana; nel 1927 però il fascismo ha ormai raggiunto un certo grado di solidità e Mussolini incomincia a manifestare in numerosi discorsi mire espansionistiche e propositi di riarmo.

Nell’ottobre del 1935 attacca l’Etiopia conquistandola (1936); la Società delle Nazioni condanna l’occupazione e applica all’Italia blande sanzioni economiche.

Durante la Guerra civile spagnola (1936-39), nazismo e fascismo intervengono a fianco di Francisco Franco; Germania e Italia firmano l’Asse Roma-Berlino, esteso nel 1937 al Giappone.

Il 22 maggio 1939 Ciano e Ribbentrop, ministri degli Esteri italiano e tedesco, firmano il Patto d’Acciaio, con cui Italia e Germania si promettono aiuto reciproco in caso di guerra.

Mussolini e la Seconda guerra mondiale

Scoppiata la Seconda guerra mondiale, Benito Mussolini non interviene subito a fianco dell’alleato e proclama la «non belligeranza»; ma le vittorie tedesche lo inducono, il 10 giugno, a dichiarare guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.

L’inizio della fine

L’andamento sempre più disastroso del conflitto inducono lo stesso Gran consiglio fascista, dopo lo sbarco anglo-americano in Sicilia, a votare, su proposta di Dino Grandi, nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, una mozione di sfiducia a Mussolini.

Il 25 luglio 1943 Il re ordina l’arresto di benito Mussolini e affida il governo al maresciallo Pietro Badoglio; il partito fascista è sciolto.

Trasferito a Ponza, poi alla Maddalena e al Gran Sasso, Mussolini è liberato, pochi giorni dopo l’annunzio dell’armistizio  italiano (8 settembre 1943), da un commando di paracadutisti tedeschi (12 settembre) e portato in volo in Germania; qui annuncia da Radio Monaco (17 settembre) la creazione della Repubblica Sociale Italiana.

Tornato in Italia, si insedia a Gargnano, sul lago di Garda, come capo dello Stato e del governo della Repubblica di Salò, ma è ormai uno strumento inerte dei Tedeschi.

Dopo il crollo della linea gotica, Mussolini si trasferisce a Milano (17 aprile 1945). Il 25 aprile cerca vanamente di trattare la resa col Comitato di liberazione (CLN). Fugge quella notte verso Como con alcuni gerarchi e si aggrega successivamente a una autocolonna tedesca. È fermato il 27 aprile da partigiani a Musso; tenta di sottrarsi alla cattura travestendosi da soldato tedesco. Riconosciuto, è arrestato e fucilato la mattina del 28 aprile a Giulino di Mezzegra con la sua amante Clara Petacci, per ordine del CLN. Esecutore della sentenza è il partigiano comunista Walter Audisio.

I due cadaveri, insieme con quelli di altri gerarchi, sono portati a Milano ed esposti a piazzale Loreto.